DIO E TEMPO

Nel Medioevo il tempo era ben più a misura d’uomo.
Non si vuol qui perorare la causa di Dio ma bensì solo quella umana, che preghiera, speranza, lentezza, calma, contemplazione, flusso del tempo, narrazione eccetera sono primariamente necessità umane che l’esistenza o meno di Dio non cambiano di nulla.

Cambia, invece, e di molto, nel preciso momento di quel basso Medioevo dove, con Lutero e Calvino, il lavoro acquista significato nella stessa economia della salvezza, quando invece, prima, il lavoro riceveva il suo senso a partire dalla preghiera, che ne iniziava e concludeva la giornata ritmando il tempo e i giorni festivi come stazioni di una narrazione che dava senso a quel tempo e al suo corso nell’arco di segmenti di speranza, gioia, commiato.

Qui, si badi bene, si vuol solo risalire alla genealogia di quel “pensiero calcolante” che ora domina tutto e che nasce appunto in quel momento in cui il *guadagno* si ritenne che fosse voluto direttamente da Dio; dal giorno, cioè, della Riforma in poi, inaugurando così questa temporalità spasmodica.

Abisso di stupidità inaudita che da allora non ha mai più smesso di fare danni, se mai terminerà prima dall’aver distrutto il mondo intero.

http://www.festascienzafilosofia.it/wp-content/uploads/2017/02/Con-la-gamba-portante-a-terra.jpg

DIO E TEMPOultima modifica: 2019-02-04T03:31:40+01:00da allan11
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