BIOPOLITICA & Byung-Chul Han

Per Foucault il potere non è mai univoco e dall’alto, ma si realizza in una fitta trama di rapporti tra tutti gli individui.

Ogni rapporto è un rapporto di potere, al centro sta il bìos, la vita, ma non la vita di ognuno preso singolarmente, bensì la vita della collettività, della popolazione.

Un potere che invece vuole organizzare, ordinare, dirigere la popolazione e vuole quindi gestire la vita.

La morte non esce affatto dal panorama, ma viene sfruttata come strumento per ottenere “un più” di vita.

Foucault: «le guerre non si fanno più in nome del sovrano che bisogna difendere; si fanno in nome dell’esistenza di tutti; si spingono intere popolazioni a uccidersi reciprocamente in nome della loro necessità di vivere».

Un nuovo modo di intendere il concetto di popolazione, come corpo compatto governato da determinate e precise leggi : discipline che vanno dalla chimica e biologia alla genetica e alla scienza statistica, saperi quali la demografia, la psichiatria, la sociologia, la criminologia, la sessuologia hanno contribuito a tratteggiare le linee della “normalità” e a fornire alle sfere di potere gli strumenti concettuali per la gestione delle attività biologiche… e/o con l’inquadramento in determinati organismi come l’esercito e la scuola.

Binomio normale-patologico (o deviato) nella scienza medica, nell’imposizione di sistemi di previdenza o assicurazione in sfera economica, nell’avvento di igienismo e eugenetica, le tappe fondamentali attraverso le quali si attua questo passaggio alla biopolitica.

Biopolitica e capitalismo: le nuove tecniche di potere agiscono specialmente a livello dei processi economici, per consentire contemporaneamente la crescita e la docilità, ovvero la governabilità della popolazione.

Il potere biopolitico agisce creando una “norma” che va seguita se si vuole rientrare nei parametri di chi ha diritto al benessere, fornendo tecniche (come ad esempio quella medica) che permettano di rientrare in questi suddetti parametri.

Ma chi non vi riesce comunque? “Sorvegliare e punire”

Non per niente Foucault individua nel razzismo un potentissimo dispositivo biopolitico: non solo si addita una determinata parte della popolazione come non idonea a farne parte (escludendola dunque di fatto dal corpo stesso della popolazione), ma si lascia aleggiare, se non addirittura si fomenta, la paura che tale parte possa costituire un germe che vada a infettare la parte “sana”, trascinandola nel baratro della sua a-normalità.

Eugenetica : «più le specie inferiori tenderanno a scomparire, più gli individui anormali saranno eliminati, meno degenerati rispetto alla specie ci saranno, e più io – non in quanto individuo, ma in quanto specie – vivrò, sarò forte, vigoroso e potrò prolificare».

Inquietantemente vediamo ricomparire queste derive, secondo Foucault, nella società contemporanea, cui protagonista è l’homo oeconomicus, che è invitato a essere imprenditore di se stesso, a contribuire in prima persona alla crescita, non solo economica, essendo agente attivo che si sposta, si educa e a sua volta educa, per garantire anche una continuità familiare.

Le sue trame sono nascoste appunto sotto questa razionalità, che fa apparire giustificata anche l’azione più aberrante.

Si rimane incastrati nella sua logica e anzi la si fomenta, semplificando: io sto bene, vedo chi sta male e non voglio assolutamente finire così, perciò ringrazio chi mi governa e seguo scrupolosamente le sue indicazioni normalizzatrici.

Byung-Chul Han sostiene che alla società attuale non è più applicabile il paradigma della biopolitica, bensì quello della “psicopolitica”: il potere non disciplina più i corpi ma plasma le menti, non costringe ma seduce, sicché non incontra resistenza perché ogni individuo ha interiorizzato come propri i bisogni del sistema.

l suo pensiero mette in evidenza la trasparenza come norma culturale del mercato neoliberale, dedito all’apertura dei confini formali verso la pornografia culturale. Secondo Han, questa via rinforza un sistema totalitario dell’apertura a spese di altri valori sociali, come la vergogna, il segreto e la fiducia

Topologia della violenza: Han collega la violenza all’individualità, accecata dall’ambizione di non fallire, di non poterselo permettere, sacrificando gli altri per emergere, con un egoismo non sempre però evidente, nella società pop e internet.

https://it.wikipedia.org/wiki/Byung-Chul_Han

http://fascinointellettuali.larionews.com/il-concetto-di-biopolitica-in-michel-foucault/

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA POLITICALLY CORRECT

“La società della negatività cede, oggi, di fronte a una società nella quale la negatività è costantemente soppressa a vantaggio della positività. Perciò la società della trasparenza si manifesta in primo luogo come *società del positivo*

La società della trasparenza è un *inferno dell’Uguale*

La società del positivo non tollera neppure alcun sentimento negativo. La società del positivo si congeda sia dalla dialettica che dall’ermeneutica.

Si disimpara così a rapportarsi a sofferenza e dolore, a dar loro una *forma*

La società del positivo consiste nell’organizzare in modo completamente nuovo l’anima umana

Nel corso della sua positivizzazione anche l’amore si riduce a un accordo tra sentimenti piacevoli e stati di eccitazione privi di complessità e di conseguenze
L’amore è addomesticato e positivizzato come forma di consumo e di comfort
Ogni ferita dev’essere evitata. Sofferenza e passione sono figure della negatività. Lasciano il posto, da un lato al piacere privo di negatività; dall’altro, vengono rimpiazzati da disturbi psichici come l’esaurimento, la stanchezza e la depressione, che vanno addebitati all’eccesso di positività”

Byung-Chul Han

Il soggetto non può che desiderare, solo l’oggetto può sedurre.
Nel nostro pensiero del desiderio, il soggetto detiene un privilegio assoluto, poiché è lui che desidera. Ma tutto si rovescia se si passa a un pensiero della seduzione.
Qui non è più il soggetto che desidera, è l’oggetto che seduce.
Tutto parte dall’oggetto e vi ritorna, come tutto parte dalla seduzione e non dal desiderio. (…) perché il soggetto è fragile, non potendo che desiderare, mentre l’oggetto si fa forte proprio dell’assenza di desiderio
Jean Baudrillard, Le Strategie Fatali

http://www.kainowska.com/sito/le-strategie-fatali/?fbclid=IwAR0PzghwulYPj21C3KulRWzk9cuKAiLC05cE6u8fYWmiTTA0qfRYEM7J1MM

BIOPOLITICA & Byung-Chul Hanultima modifica: 2018-11-08T20:49:41+01:00da allan11
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