EXODUS

Si tratta di uscire dall’essere per una nuova via
Esodo, partenza, de-costruzione e de-posizione di un soggetto che nella sua autonomia dice e pensa ogni cosa a partire da sé
Si tratta di pensare la possibilità di uno sradicamento dall’essenza.
Esso significa il non luogo.

Il femminile appare dunque come alterità, trascendenza, ovvero come ciò che rompe la continuità della luce
L’io, l’ipostasi è libertà, l’esistente è padrone della sua esistenza e, elemento ancora più rilevante, questo dominio è maschile; «virile potere del soggetto». «L’ipostasi del soggetto, dunque, si presenta come “virilità”, “fierezza” e “sovranità”».
Il femminile, invece, ci permette di leggere la realtà in termini di molteplicità negando così la possibilità di convertire un termine nell’altro: il maschile, quindi, non si ottiene negando il femminile.
Il femminile si presenta come l’«alterità per eccellenza», il «mistero» che sfugge ad ogni tentativo di presa della coscienza intenzionale
Dall’eros inteso come «non indifferenza all’altro», nel concetto di femminilità si intravede una polisemia: da un primo legame diretto con la dimensione erotica, il significato del femminile sembra ora oscillare verso il piano etico, dall’amore che diventa godimento a ciò che presuppone la responsabilità per altri. Quale connessione sussiste, allora, fra il mistero del femminile e la responsabilità per altri?

Ribaltamento di tutta la tradizione del pensiero: l’idea d’infinito che produce desiderio assume l’aspetto del volto.
Dall’autonomia del sapere si giunge all’eteronomia della responsabilità per altri.
La responsabilità viene prima della libertà.
«Accoglienza»
Dal per sé della separazione, quindi, si è giunti al fuori di sé della donazione.

Il campo dell’intimità, è la donna. Linguaggio senza insegnamento, linguaggio silenzioso, intesa senza parole, espressione nel silenzio.
La donna è l’«accoglienza ospitale per eccellenza»,
La donna è immanenza, discrezione, «presenza che è un’assenza», condizione di possibilità dell’ospitalità: grazie all’alterità femminile, quindi, siamo in grado di accogliere il volto dell’altro quasi totalmente.
L’essere femminile comunica nel silenzio ed il suo è, comunque, un linguaggio umano; infatti, pur non essendo un uomo, la donna resta umana permettendo, altresì, un’accoglienza in cui il linguaggio che sottace resta una «possibilità essenziale»

Queste analisi ci rimandano ad un discorso più profondo. La terra che crediamo nostra in realtà appartiene a Dio, noi siamo soltanto degli stranieri, le nostre case sono alloggi di passaggio e i proprietari sono originariamente degli inquilini: nulla è effettivamente in nostro possesso.

Se l’etica è il fondamento del senso e la realizzazione stessa dell’autenticità dell’umano, allora la femminilità, essendo la condizione dell’accoglienza, dell’ospitalità e della responsabilità, diviene il nucleo della stessa identità dell’uomo; essa, infatti, è alla base della metamorfosi della nuova soggettività. La femminilità, dunque, appare come la via che conduce alla ridefinizione stessa dell’umano.

Il pensiero filosofico occidentale è tutto permeato dal dominio della virilità («legge del medesimo») sul femminile presentato come differenza (ovviamente in funzione del maschile).
Il femminile, allora, ci conduce verso quel «non-luogo» di cui si è accennato nel titolo di questo post, dove l’ospitalità precede la proprietà, che altresì è la «dimensione autentica della femminilità».

La donna, quindi, diviene offerta del luogo dove nascere, ma anche possibilità di rinascita come umanità nuova.
Il femminile rimette in questione il maschile impedendogli, così, di essere inteso come autonomia.
Il femminile, dunque, ci mette in relazione con l’origine; la sua presenza, infatti, diviene la condizione essenziale per scoprire le tracce di un infinito che ci precede: luogo dell’indicibile, dell’indeterminato, dell’incondizionato, potremmo anche definirlo come dimensione dell’«originario»
Il femminile non è una realtà empirica, bensì «uno dei punti cardinali in cui si situa la vita interiore»
Il femminile ci conduca verso la trascendenza dell’io, cioè verso un nuovo concetto di interiorità

Nel nostro itinerario, il tema della maternità è forse quello più suggestivo poiché riunisce in sé tutti gli altri punti e ci consente così di raggiungere il cuore della nostra tesi
“Senza la donna l’uomo non conosce né bene, né aiuto, né gioia, né benedizione, né perdono: niente di ciò di cui un’anima ha bisogno! […] Niente di ciò che trasforma la vita naturale in etica, niente di ciò che permette di vivere una vita, nemmeno la morte che si muore per un altro. Certi dicono che l’uomo senza la donna diminuisce nel mondo l’immagine di Dio. E questo ci conduce verso un’altra dimensione del femminile: la maternità ” Levinas, Difficile libertà, p. 55
È come se Levinas ci stesse dicendo che la redenzione, fine ultimo dell’umanità, non possa avvenire senza una matrice femminile.
Il nucleo della metafora è proprio la relazione con il prossimo: essa infatti rinvia ad una responsabilità tanto pre-originaria (anarchica) quanto incondizionata (gratuita) e che giunge da un passato immemorabile (torna qui l’indizio del tempo).
La madre è eletta perché crei la prima dimora per il figlio, così l’io, divenendo offerta della dimora per l’altro.
L’amore materno si genera nella totale passività, esso è pura gratuità. Dal ventre della donna passa la ridefinizione della soggettività umana: è soltanto dopo l’evento del «sì», infatti, che l’io si trasforma in soggettività nuova. Il «sì» della madre consiste in un abbandono al mistero, essa riconosce una presenza più grande di sé e nella sua risposta all’evento del concepimento aderisce ad una responsabilità immensa: nel suo «sì» c’è il farsi carico dell’altro, qualcuno che non è me ma che si genera in me.

La soggettività umana può essere descritta a partire dalla maternità perché l’io è responsabile dell’altro così come una madre è responsabile del figlio, perché l’io viene «colpito» ed è ostaggio dell’altro così come una madre è ostaggio del proprio figlio, perché l’io si sostituisce all’altro così come una madre si sostituisce al figlio — cioè indipendentemente da ogni calcolo e al di fuori di ogni reciprocità
Possiamo affermare che la femminilità costituisce la vera dimensione interiore del soggetto e che l’umanità intesa da Levinas non è pensabile senza gratuità, pertanto nella responsabilità, nella misericordia e nell’ospitalità incondizionata si cela una matrice di femminilità che abita il cuore dell’umano.

Il vero obbiettivo è quello di ridefinire l’umano, ogni essere umano, scoprendo nel cuore della nuova identità una matrice femminile che non ha nulla a che vedere con l’aspetto sociale, politico, psicologico e culturale della donna come categoria ontica.
Qui si intende il termine femminile come una dimensione meta-empirica che trascende la donna in senso stretto.
La dimensione femminile non appartiene soltanto alle donne, l’altrimenti che essere non costituisce una definizione della donna in senso specifico, ma di tutta l’umanità, uomini e donne.

https://mondodomani.org/dialegesthai/mdb01.htm#rif96

EXODUSultima modifica: 2017-10-29T13:59:24+01:00da allan11
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