Gunther Anders

Questo, benché largamente ignorato, è un testo fondamentale della filosofia del Novecento. L’attualità di molte delle sue pagine gli fa meritare il titolo di classico del pensiero contemporaneo, e fa pensare a esso come al controcanto tecnologico e ultraradicalizzato degli studi sul totalitarismo compiuti dalla ex moglie dell’autore, Annah Arendt.

Un filosofo insopportabile che l’establishment accademico preferisce ignorare, viste le difficoltà a ripresentarlo in forma “commestibile” attraverso processi di edulcorazione verbale.

Se la prima rivoluzione industriale è consistita nell’introduzione del macchinismo, se la seconda si riferisce alla produzione dei bisogni, la terza rivoluzione industriale è per Anders quella che produce l’alterazione irreversibile dell’ambiente e compromette la sopravvivenza stessa dell’umanità.

Non è più possibile parlare di libertà senza tener conto della silenziosa, e paradossalmente invisibile, irruzione del pubblico nella nostra vita a discapito di ogni residuo angolo di privatezza.

In un linguaggio il più delle volte concretissimo e accessibile anche a un pubblico di non specialisti (quindi è maggiormente triste pensare che quest’opera probabilmente continuerà a restare abbastanza estranea a un pubblico diverso da quello specialistico, per la scarsa attenzione dei media oltre che in ragione del prezzo elevato). Fare tesoro delle intuizioni in essa contenute, potrebbe permetterci di stabilire letteralmente un nuovo quadro della situazione (non solo in filosofia, ma anche in discipline che vanno dalla sociologia alla psicologia alla teologia) una visuale senza precedenti sullo stato degli esseri umani e di ciò che chiamiamo la nostra umanità.

http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2003-11/anders.htm

Gunther Andersultima modifica: 2015-06-28T15:38:54+02:00da allan11
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento