Discussione

 Ora, poniamo che qualcuno, che chiameremo X, osservasse che :

“La tua conclusione, infatti, deriva non certo implicemente dal concetto astratto di “bio-etica”, ma da una concreta *valutazione* delle due fattispecie in questione, condotta sulla base di premesse che potrebbero richiedere delle “scelte di campo” valoriali. Se non sei d’accordo, mostraci pure *perché* quella prima pratica comporta la “schiavitù” della c.d. “madre gestazionale” (daccapo il linguaggio, con le sue operazioni distinguenti-eguaglianti); e *perché* quella seconda pratica produce “confusione mentale nel bambino”.

“Ora, Mi pare che la prima domanda dovrebbe essere un’altra !!  ”

Poniamo altresì che risponda un secondo interlocutore, che chiameremo  Y,  ma che potremmo anche indifferentemente chiamarlo “Omega”, tanto per darli un qualsivoglia termine di riconoscimento casuale. Ma chiamiamolo Y :  

“Esiste una base biologica/genetica dell’omosessualità?

La risposta mi sembra indiscutibilmente negativa. Il DNA parla … chiaro e distinto. Aut si è maschi aut si è femmine. Salvo anomalie genetiche. Anomalie cui l’omosessualità non si appella, altrimenti non si chiamerebbe come si chiama.

Dunque, se non esiste una base biologica, allora la base non può che essere psicologica. Temo che su questo non dovrebbero esserci dubbi.

Ora, venendo all’educazione dei bambini, tale base psicologica non può non avere influenza su di loro, così come non può non avere influenza su di loro la mancanza di un modello/riferimento femminile in una coppia che di fatto è invece intrinsecamente sterile: non solo fisicamente, come ovvio, ma proprio ancora psicologicamente.
Quando il bambino si chiederà “come si fanno i bambini?” non potrà che sentirsi in imbarazzo, comprendendo che in concreto non è figlio di nessuno ma è un oggetto costruito in laboratorio e poi adottato tramite una serie di “pratiche” – uteri in affitto e quant’altro.
In affitto per soldi,  mica per senso di maternità: in affitto con cessione finale del “prodotto”. Per soldi, ripeto ! 

Dunque o si ammette che siamo animali come tutti gli altri e che quindi tutte le pratiche tipiche degli allevamenti sono lecite (si possono persino mandare i bambini nelle liebehaus e allevarli in batteria, come ci ha insegnato il nazismo), altrimenti non si può non ritenere immorale, innaturale e non umana, prima che non-etica, questa serie di
pratiche.

Si tratta dunque di decidere su questo: se siamo diversi dagli animali, in che cosa lo siamo?
Direi anzi meglio: *decidiamo* o no di essere diversi dagli animali, indipendentemente da una verità “oggettiva” che appartiene per intero alla sfera dell’opinione o meglio dell’ideologia? ”

 

Ma tralasciamo per ora questa provocatoria risposta di Y, che avremmo anche potuto chiamare Omega ma che chiameremo invece Y per brevita…ma non complichiamoci troppo la vita e restiamo sulla prima osservazione di X, ancor meglio precisata :

 

 “L’esibizione di quella fattibilità, in quanto esibizione della *potenza* della tecnica, potrebbe stare a sua volta presupponendo un’etica, cioè in generale un imperativo, che potremmo sintetizzare con un “abbi potenza!” .  Un’etica deve necessariamente contenere una decisione attorno a ciò che è  “male”, “negativo” etc. Anche mettendo per un attimo da parte Nietzsche, ci si può domandare, allora, se la decisione etica che potrebbe essere incorporata in quella volontà di potenza che un certo pensiero filosofico  (Heidegger, Severino…) chiama “tecnica”, non sia quella che pone come
“male” ciò che limita l’ottenimento della potenza. In generale questo ce lo dobbiamo domandare tutte le volte in cui discutiamo sulla “tecnica”, allo scopo di prendere le distanze da quella banalizzazione consistente  nel dare per scontato che l’unico problema della “tecnica” è che essa è puramente strumentale, e dunque richiede l’imposizione di finalità alle quali subordinarsi. D’altra parte se la “tecnica” è volontà di potenza, allora un fine ce l’ha, e “bene” e “male” finiscono per essere determinati
in relazione a tale teleologia.

E se poi  la coscienza umana è *essenzialmente* desiderio (dunque essa è essenzialmente desiderante), la differenza tra ciò che è bene e ciò che è desiderato deve necessariamente fare riferimento a qualcosa che cade fuori dalla coscienza? E in generale, che cosa impedisce al desiderato di costituirsi come bene?

 

Ma ecco che ora interviene anche Z, detto anche “La formica”, che è il più piccolino dei tre ma è tosto pure lui :

 

“Ordunque miei dotti fratelli – che parla sempre così forbito per compensare la scarsità dei suoi argomenti – ……

Discussioneultima modifica: 2015-02-10T17:08:34+01:00da allan11
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