Zygmunt Bauman

Una delle affermazioni più usate da chi si ritiene troppo emancipato per essere cristiano è che le religioni sarebbero una via di fuga dai problemi della vita, dalla morte e dalla malattia. Un rifugio dove riparare, pensando all’aldilà piuttosto che all’aldiquà. Lo confermerebbe il fatto che la religione sarebbe più diffusa in aree del mondo povere e piene di miseria.

Come tutte le spiegazioni che resistono per più generazioni, anche questa contiene una parte di verità: le religioni sono effettivamente un tentativo umano di approdare al quel mistero a quella “X” che chiunque percepisce come completamento di sé. L’uomo che riflette seriamente e onestamente su se stesso riconosce di essere teso continuamente verso un qualcosa, in ricerca verso una soddisfazione che non riesce mai a raggiungere. “Attesa” è la parola che più di tutte definisce l’uomo, in qualunque epoca storica e in qualunque area del mondo. «Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?» si domanda ad esempio Cesare Pavese (Il mestiere di vivere, Einaudi 1973, p. 276).

Certamente le condizioni di miseria sociale portano l’uomo a riflettere maggiormente sul senso della sua vita, dunque non sarebbe affatto strano se -ammesso sia vero- gli abitanti dei Paesi con maggior benessere riuscissero a distrarsi maggiormente dal loro “vero” bisogno, ripiegando sul consumismo sfrenato (questo sì, un rifugio!).

L’uomo fin dalla preistoria ha imparato a chiamare ”Dio” l’oggetto di questa attesa. «Chiuso fra cose mortali / (Anche il cielo stellato finirà) / Perché bramo Dio?», si domanda Ungaretti. Il cristianesimo, tuttavia, si colloca ben oltre alle altre religioni e testimonia una rivelazione di questo “Dio” alla ragione umana, attraverso Gesù Cristo. Questo oggetto di attesa è divenuto incontrabile nella storia, ha deciso di mostrarsi e lo ha fatto in modo credibile (tanto che ancora oggi la storia è divisa in prima e dopo Cristo). La sete di infinito ha trovato una fonte a cui abbeverarsi, senza comunque mai saziarsi (almeno in questa vita).

Dunque le religioni contengono tutte qualcosa di vero (cioè la tensione verso Dio), ma solo il cristianesimo nasce al di fuori dell’uomo: è Dio stesso che si fa incontro, che prende l’iniziativa. Affidarsi al cristianesimo non è però uno scappare dal mondo e dalle fatiche umane, ma è affrontare seriamente la verità più profonda di noi stessi: è proprio il vivere intensamente le “cose mortali”, come dice Ungaretti, che porta alla consapevolezza che ogni risultato raggiunto non basta mai, l’uomo attende perché è fatto per Altro, per l’Infinito.

Intervista a Bauman :

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201310/131020baumanbrotti.pdf

Zygmunt Baumanultima modifica: 2013-10-31T01:08:34+01:00da allan11
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