“CI” HISTORY

LA MORTE DEL “CI”

La “trasvalutazione di tutti i valori” è ora apparsa, in tutta la sua drammaticità, nella morte del “ci”.

Al “ci” dell’*esser-ci* apparteneva, infatti, ineluttabilmente, da Platone a Heidegger, il suo “qui ed ora”.
Ma nel cyberspazio del web, condizione generale di esistenza tutto fuorchè solo “virtuale”, “ci”, e “qui ed ora” si sono oramai irrimediabilmente separati.

Il “qui ed ora”, corporeo, materiale o che dir si voglia, deve pur trovarsi da qualche parte.
Ma questo, adesso, non importa più a nessuno dove sia.
Resta solo il “ci” etereo che può essere ricevuto ovunque ma che non può essere afferrato da nessuna parte.

Ecco che allora, senza più quel “ci”, vampirizzato dall’etere da cui siamo oramai stati espropriati, vaghiamo come zombie per la città in quel solitario “qui ed ora” corporeo dissanguato dal “Sempre caro mi fu quell’ermo …”ci”… rimasto, fiiinooo alla fine dei tempi, come un fantasma, prigioniero nell’ imperante web del “selfie ergo sum”.

LA LOTTA PER IL “CI”

Si parla molto di scarsità di denaro, a non si parla quasi per nulla di scarsità del “ci”. Non solo a proposito di persone ma anche vaste aree del mondo non esistono, non hanno alcun “ci”. Se teli regioni improvvisamente finiscono sotto i riflettori dell’opinione pubblica per lo più accade con la stessa brutalità con cui altrimenti è ignorato il loro vegetare e a loro non restano altri mezzi per richiamare l’attenzione sulla loro miseria.

Emblematico di questa lotta per il “ci” è stato l’11 Settembre 2001. Nessuno scontro di civiltà. Solo lotta per il “ci”

Infatti questo, mascherandosi sapientemente da attacco simbolico, è riuscto a dissimulare il fatto che era costretto a rimanere sul terreno del simbolico in quanto impossibilitato a trasferirsi sul terreno della minaccia concreta
Prova di debolezza mascherata da atto di forza dunque, più che nuovo inizio della storia sotto il segno dello scontro di civiltà. Prova di debolezza capace però di leggere sapientemente la situazione mediatica del mondo occidentale, e di sfruttarla, facendosene addirittura sottoprodotto

L’obbligo di informazione garantisce il terrorismo quale arte di far parlare di sé per un tempo ancora imprevedibile.
Poiché le cose stanno così, i dirigenti del terrore, come
tutti i conquistatori, possono equiparare al cospetto di questo dato successo e verità.
Il risultato si mostra nel fatto che effettivamente si parla di loro Il terrorismo, ha ottenuto “attenzione”: esso penetra i cervelli delle “masse” senza incontrare una resistenza degna di nota, e si assicura un segmento significativo sul mercato mondiale dell’eccitazione a tema.

Sfruttando la consapevolezza che tutto, anche l’assenza di evento, nella noia propria dell’Impero “dello spettacolo”, diventa evento, l’Islam sforna eventi sanguinosi ad alto potenziale mediatico, sapendo che il mercato globale dell’informazione farà il resto dal punto di vista della propaganda.

L’effetto-terrorismo cesserebbe immediatamente se i media ordissero una congiura del silenzio contro di esso.

Ma oramai ciò non è possibile in questo capitalismo-mediatico troppo ghiotto di *sensazionalismo*, stante la sua *condizione generale di esistenza* che è il trasmettere.
Suscitare scalpore, fare sensazione : è questo l’imperativo quasi categorico al quale sottostanno ognuno alla propria maniera, ma in un mondo comune a tutti.
La lotta per l’attenzione, che la pressione delle notizie sulla soglia della generale coazione a trasmettere produce su scala mondiale, è una lotta per l’*esser-ci*.

IL “CI” RITROVATO

Ma ecco, allora, che il “qui ed ora” del “ci”, stanco di vagare come uno zombie per la città, sferra un pugno violentissimo in faccia al primo sconosciuto di passaggio e scappa.

Solo il desiderio indomabile di precipitarsi nella vita reale.
Senza motivo afferrabile il vero motivo.
Voler *sentire* ad ogni costo
Volersi rendere conto del fatto di esistere
Richiamo corporeo e viscerale dell’essere, nella astrazione eterea del vampirizzato “ci” di cui riappropriarsi.
Ricerca di sensazioni estreme e disperate.
Rivolta contro l’inafferrabilità del mondo volatilizzato dalla microeletronica.
Atti di reinpossessamento di se stessi

Nient’altro che questo..

MOLECOLARIZZAZIONE

Per comprendere il presente è necessario prima aver compreso il nostro passato arcaico poichè l’unica differenza è che ora ci ricompare ma in forma molecolarizzata.

Quando, come ora che le “grandi narrazioni” sono inefficienti, le sue “sfere” protettive non funzionano più, quando non c’è più un mondo umano a proteggerci simbolicamente da catastrofi ecologiche, terrorismo e pericoli vari, ecco che la *violenza ambientale esogena* riprende il sopravvento esattamente come per i nostri progenitori soli nella foresta.

A ricordarci che le cose stiano così provvedono i massmedia con il loro mostrarci quotidianamente il reale traumatico.
Ma il lockdown era già ben prima di ora con il coronavirus.
Schermati dagli schermi, tv, computer, smartphone, sono anni che a dosi omeopatiche, molecolarizzate, appunto, i nostri cervelli sono bombardati da mini-choc ripetuti e sempre più intensi. Esattamente come nelle tossicodipendenze dove sempre maggiore è la necessità della sostanza per ottenere lo stesso effetto.

Un arcaico, ma protetto al plasma, allora, dove la violenza ambientale esogena fa il paio con la crisi dei mondi umani atti a proteggerci.

Nella deprivazione sensoriale di tutto ciò, deprivazione aptica dovuta agli schermi-schermanti e allo spossessamento tecnico dei corpi, la pulsione a sentrsi attraverso la ferita fa il paio con la protezione della vita attraverso la ferita, guarda caso tipica propriamente dei riti *sacrificali*.

Non che chi lo fa ne sia consapevole ma, la moda dei tatoo, piercing, sono inconsciamente forme di protezione da questo esterno ostile.

Questo finchè resta individuale.
Quando diventa collettivo, invece, succede quello che sta succedendo ora negli Usa.
Viviamo sopra a una enorme botte di benzina pronta ad esplodere in qualunque momento.

“CI” HISTORYultima modifica: 2020-05-19T03:08:19+02:00da allan11
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