“MACCHINE DESIDERANTI”

Le analisi antropologiche di Deleuze sono incentrate sulla premessa, tutta da dimostrare, che il Desiderio sia un FLUSSO ENERGETICO NOMADE non riducibile a nessuna forma normativa.
Pare di ascoltare Wilhelm Reich, quel folle, di discendenza marxista anch’esso, quando discettava sull’ORGONE !!!
Ma da qui sorge quell’auspicio anarcoide e follia-centrico della “affermazione del differente”, senza totalizzazioni o gerarchie possibili, come superamento della dialettica e dell’analogia, forme fondamentali di unificazione del molteplice, nella contestazione di fondo della figura tradizionale della Ragione che opera in termini di identità, somiglianza, analogia.
Obiettivo polemico principale è il pensiero dialettico di Hegel in cui positivo e negativo sono ricompresi nella superiore unità della sintesi.

Idea, di per sé non balzana, essendo il pensiero totalizzante, figlio di Hegel , anche il padre, conseguentemente, di tutti i totalitarismi del ‘900.

Ma è sul concetto di Desiderio che si sta’ giocando tutta la guerra intellettuale odierna.
L’alternativa è tra Lévinas e la sua “alterità radicale del volto altrui” come “comando etico originario” che rende l’uomo non più accentrato su di sé ma soggetto responsabile decentrato verso altri, in relazione etica con essi.
Derrida che pone l’attenzione ben più sul proprio desiderio che non al proprio desiderio, come anche Lacan, non chiedendosi mai che cosa sia, in ultima istanza, né dove porti, ma restando confinati, in ultima istanza, nel limite nietzschiano-marxista “Servo-Signore” e le sue conseguenze astratte come superamento dalla propria contingenza biologica per un fine del tutto non-naturale. Per il puro e astratto prestigio, appunto.
E Deleuze, come abbiamo già detto, anche lui sulla scia della medesima astrazione, altresì carica di risentimento e null’altro, permanendo nella medesima e sola logica Servo-Padrone.

Logica da cui si discosta radicalmente solo Lévinas che, anzi, agli antipodi di quella “Volontà di potenza” che permea il discorso degli altri, si colloca su di una linea di DIS-INTER-ESSE, unica autentica novità in campo filosofico, che pone il soggetto al di là degli esseri, servi o padroni che siano, e quindi “non più tra gli esseri”.
A ciò consegue che non potendosi più riportare il pensiero alla *totalità* degli esseri questo si apra, inevitabilmente, all’Infinito

“MACCHINE DESIDERANTI”ultima modifica: 2017-04-27T18:19:49+02:00da allan11
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