SUPERFICI & TRASPARENZE

Leggete prima l’illuminante articolo del professor Antonio Cioffi

Superfici trasparenti (1994)


…e di seguito quello della dottoressa Silvana De Mari

“Asessualità omoerotica”, la versione di Silvana De Mari

A me è capitato di farlo involontariamente e, mentre leggevo il secondo mi tornava sempre in mente il primo.

Perchè ?
Perchè il secondo è la spiegazione del primo !!
Mi spiego :

La De Mari la si potrà accusare di tutto meno che di essere superficiale.
Anzi, questa è proprio la sua colpa.
Siamo talmente abituati, assuefatti, drogati di superficialità che le precise e puntigliose osservazioni medico-scientifiche della De Mari risultano oscene (fuori dalla “scena” del magico teatrino contemporaneo) tanto da risulrare inaudite ed inaudibili per le tenere cucciolate del nostro dolce mondo “love is love”.

Non si può andare così a fondo. Subito intervengono gli Ordini professionali a salvaguardare “l’insostenibile leggerezza dell’essere” gay. Ci mancherebbe.

Noam Chomsky ha già spiegato esaurientemente la funzione di detti Ordini professionali come controllori, al servizio del Potere, della classe intellettuale che, a loro volta, potrebbero influire in modo deleterio sul pensiero di quella incolta preponderante e fomentarne la rivolta.. E’ fondamentale, quindi, strappare alla radice la mala pianta della benchè minima dissidenza prima che si diffonda. Solo questa è la funzione dell’Ordine dei medici o degli psicologi che siano. Come di tutti i rimanenti, ovviamente.

E’ necessario, quindi salvaguardare e proteggere questa “profonda superficialità, sapiente apparenza, ponderosa immediatezza”… in modo che tutti restino “sapientemente ignoranti nel loro affidare ed esaurire la comunicazione di sé e delle proprie idee alla superficie profonda dell’esteriorità. Ci troviamo probabilmente ad una svolta epocale; a quando un Cristo trasparente?”

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DISCUSSIONE (da it.filosofia)

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ideap…@googlemail.com

>  a quando un Cristo trasparente?”

non sarebbe Cristo

… poichè questa trasparenza deve rimanere un fatto intimo, personale,
contemplato unicamente dall’individuo che si raccoglie in se stesso, nel suo cielo interiore, nel suo regno interiore …. e farsi mistero. Intensità. Silenzio. Preghiera …. intesa come l’accostarsi al proprio tabernacolo interiore… prezioso… proprio. Unico. Conducendo ad esso una necessità di acquietamento proveniente dal rumore esteriore e dalla sua agitazione.
Ogni tesoro di fiabe, leggende, tramandamenti sapienziali, lo si arriva a “scoprire” solo dopo percorsi simbologicamente difficoltosi, segreti e introspettivi, arrivando a luoghi chiusi, a volte ermetici, di cui solo chi arriva conosce la chiave, il codice, e che egli stesso potenzia concentrandosi sulla loro cerca .. come un potenziamento altamente energetico che si fa sempre pià individuato, concentrato. Proprio come se lo stesso cercatore fosse parte del processo, e necessario col suo apporto personale.
E il “tesoro” o oggetto della cerca, non si riduce a cosa tangibile tramite sensi fisici esteriori, ma come a “concretizzazione” interiore, che avviene nel nucleo, profondissimo, ignoto ad altri, di ciò che il cercatore cerca, indirizzando e concentrando verso esso la propria potenza energetica.  

Una volta rimasi colpita da una delle raffigurazioni di un libretto riguardante re Artù e la cerca del Graal, nel punto in cui si diceva che il solo cavaliere cui fu concesso di vedere il Graal fu Sir Galahad. Ebbene, in quella raffigurazione lo si vedeva solo, chinato come genuflesso a guardare in una sorta di pozzo o apertura del terreno, sotto la zona del suo cuore o del suo grembo … apertura dalla quale emanava alla superfice un’aura, o bagliore diffuso, proveniente dall’interno delle viscere della terra come da un pozzo misterioso. Non lo si vedeva, il Graal… esso apparteneva solo a quel cavaliere che lo stava contemplando assorto … con un ginocchio a terra come in adorazione… quasi un’adorazione della sua profondissima interiorità che diveniva un tuttuno col mistero stesso della vita e della terra… il pianeta terra… ma vissuto in un particolare modo.. come una unione intima e profonda ma universale e immisurabile, che univa quel cavaliere al mistero profondo di un tabernacolo naturale in cui convergevano l’Anima e lo spirito della natura e quelli dello stesso cercatore. Microcosmo e macrocosmo fusi in un tuttuno sublime.  
Il Cristo  non sarebbe tale se non fosse un fatto intimo e personale, benché universale.

io (Solania Modifica)

…è giustissimo quello che dici…e la domanda “A quando un Cristo trasparente” era provocatoria proprio per le ragioni che tu hai precisamente espresso. Ma ora è ” un tempo seriale, modulare, fondamentalmente ludico nella sua materialistica ineluttabilità”. Permane, però, “credere di capire- come funziona il meccanismo è impagabile e radicale” e, in quest’epoca post-moderna caratterizzata da questa ““nuova mancanza di profondità, che si estende anche alla ‘teoria’ contemporanea e a tutta una nuova cultura dell’immagine o del simulacro, come dire che il senso stesso delle cose…tradizionalmente confinato in una zona profonda e difficoltosa da raggiungere…fosse affiorato in superficie, sfuggendo agli abissi del segreto del mondo e giungendo ad offrirsi, nella sua quasi pornografica nudità, all’indiscrezione dello sguardo più impertinente….
Voglio dire che può sembrare non tanto che la profondità non esista più …(ma)si sia resa, cioè, trasparente.”

Superficialità SPUDORATA potremmo aggiungere.

E qui un pensiero va a tutte quelle “povere vittime” dei social che postano “ingenuamente” le loro porcheriuole per poi cadere dalle nuvole e ora suicidarsi o ora porsi come eroine di tutti i “sapientemente ignoranti” united . 😀

SUPERFICI & TRASPARENZEultima modifica: 2017-03-07T02:19:17+01:00da allan11
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