SULL’INFAME ORDINE DEGLI PSICOLOGI

Ci saremmo preoccupati se non fosse arrivata la missiva dello psicologo, anzi della psicologa.
Avevamo anche scommesso che sarebbe stata femmina.
Negli Ordini degli Psicologi, organismi tragicamente politicizzati, hanno una certa capacità di marketing a individuare chi è il più adatto a dire le solite quattro fesserie, che fanno audience.
Chi scrive l’articolo per difendere lo scempio fatto da due uomini, deve essere una donna: sarebbe inelegante il contrario.
Lo scempio: hanno inseminato la Donna con il seme di un uomo talmente deficitario da non essere in grado di amarla, che deve inseminarla a distanza sostituendo il gesto di amore e piacere con un’odiosa e dolorosa e pericolosa pratica medica.
Dopo i nove mesi in cui la Donna ha portato la gravidanza, è stato fatto lo scempio di togliere il bambino. Di gravidanza e parto si può morire, e il corpo della Donna ne porta il segno. Anche dell’orrida pratica della “donazione” di ovuli si portano i segni, gravissimi, invecchiamento, rischio di sterilità, rischio di emoperitoneo, e si può morire, di coagulazione intravasale disseminata: do per scontato che la psicologa che ha scritto l’articolo non sappia che cosa sia.
La Donna ha incassato il prezzo, pagata come una prostituta, il bambino piange disperato: ha imparato a riconoscere la voce di sua madre al quinto mese di vita intrauterina, strappato da lei e dal suo latte ha un ferita primaria, gli ormoni da stress altissimi.
Quando nasce un bambino ha nove mesi di vita, nove mesi di vita all’interno di un corpo che ha imparato a conoscere. I due uomini hanno lasciato la Donna nove mesi con una vita che le cresceva dentro, poi lei è sola. La psicologa che ha scritto questo articolo ha qualche idea nella condizione psicologica delle donne che portano un figlio e lo perdono? Probabilmente ne sa quanto ne sa di coagulazione intravasale disseminata.
Un figlio quindi secondo la “scienza” può essere figlio di due padri, la Donna non conta, non esiste, ha detto un giudice, sotto l’influsso di un potentissimo gruppo maschile e la psicologa applaude. Psicologa femmina. Ripeto. Fosse stato un maschio a calpestare la Donna, sarebbe stato inelegante. Se lo fa un’altra donna il colpo di fioretto è perfetto. Questo ha offeso chiunque sia stata madre, questo ha offeso chiunque sia stato figlio, non esiste creatura umana non offesa.
E vediamo le quattro fesserie, anzi tre.
Prima fesseria: la psicologia è una scienza. Evidentemente no, la psicologia non è una scienza, né può esserlo. La psicologia ha senso solo se è, e tale dovrebbe restare, una branca della medicina che, essendo priva di possibilità di riscontro scientifico, non può essere considerata una scienza. Il solo considerarla una scienza dimostra un’ingenuità che rasenta il ridicolo. La psicologia non è una scienza, ma un’arte basata sul buon senso, e può essere nelle mani giuste un’arte meravigliosa, che cerca di curare il dolore, di prevenirlo. Uomini di buon senso e saggezza come Bowlby hanno studiato il dolore primario, la ferita primaria del bambino sottratto alla madre, il bambino che ha perso la madre, persone di grande intuito hanno scoperto pratiche veloci per la risoluzione del trauma. Esiste per fortuna una meravigliosa psicologia etica che si muove con buon senso e saggezza.
Seconda fesseria: la ricerca. La psicologa felice continua la sua missiva al mondo. Tranquilli: il vetrino non ce l’abbiamo, le analisi di laboratorio non le sappiamo leggere, ma abbiamo le ricerche. Che sono scientifiche. Una vera scienza. Gesù Bambino, che tenerezza! Le ricerche non sono, mai sono state, mai potranno essere prove scientifiche, perché sempre sono influenzate dal ricercatore. L’unico tipo di ricerca accettabile come prova scientifica è in doppio cieco, una ricerca dove né il paziente né il ricercatore sanno a chi è stato somministrato il farmaco vero e a chi il placebo, infattibile in psicologia.
Di quali ricerche si parla nell’articolo? Si tratta di 59 ricerche commissionate dall’APA, associazione psichiatri americani. “Commissionate”: quindi già inficiate sull’oggettività sono già state demolite in quanto il campionamento statistico ridicolamente piccolo. Il mancato uso sistematico di campioni di controllo: complimenti, una vera scienza. disomogeneità fra campione e campione di controllo: figli di donne lesbiche della borghesia ricca messi a confronto con i figli delle periferie disperate.
Dati contraddittori aree di benessere psicologico indagate sono settoriali e non spaziano su tutte le tematiche mancanza di dati su studi longitudinali.
Traduzione: sono dati inattendibili.
Queste affermazioni non hanno garanzia di esser state empiricamente provate , sono già state contraddette da altri studi contrari con numeri ben più grandi, ma soprattutto sono contraddetti dai protagonisti, sono contraddetti dalle dolenti voci delle vittime di questo esperimento umano che ormai adulti di parlano del loro dolore.
La psicologia etica sa che le ricerche sono difficilissime, devono essere fatte su numeri enormi, ricontrollate a distanza di dieci, venti, trenta, quaranta anni e poi nella generazione successiva e anche così sono solo indicative. L’ingenuità degli psicologi che potremmo definire dogmatici è davvero così totale? Loro pensano veramente che le loro ricerche, fate su numeri piccoli, non controllate nel tempo, siano oggettive? Veramente non sanno che le ricerche finanziate dai produttori di tabacco hanno “scientificamente! dimostrato che la nicotina fa bene? Veramente gli psicologi non si sono mai lette tutte le ricerche che dimostrarono “scientificamente” la superiorità della razza ariana?
Che le ricerche siano inattendibili, tragicamente influenzabili, in medicina e farmacologia lo sappiamo talmente bene, per tragiche esperienze precedenti, che consideriamo valide solo quelle fatte in doppio cieco.
Chiunque abbia una qualche idea di cosa sia la scienza e cosa sia la statistica si sbellica di risate davanti alle ricerche commissionati dalla corrotta e politicizzata APA, l’ associazione degli psichiatri americani, su quanto stia bene un bambino non solo con un genitore mancante, ma con un genitore negato.
Una di queste ricerche è stata fatta da un tizio che telefonava a tizie amiche sue e chiedeva: vero che il bambino che fate crescere senza padre sta bene? Loro rispondevano che stava benone e questa era la ricerca.
Mio suocero era orfano di madre, morta di parto. È stato allevato dal padre e da un fratello maggiore di venti anni: due adulti responsabili che lo amavano moltissimo. La sua ferita è stata terribile. Ora la psicologa ci dice che il suo dolore è un’invenzione culturale.
Terza imperdonabile fesseria. “Cioè che era necessaria la presenza di una mamma-femmina e di un padre maschio. L’atavico ritardo con cui la società italiana si confronta con i cambiamenti della società, ”, scrive la psicologa.
Poverina: non ha mai dato l’esame di ostetricia, non sa seguire un parto, e forse crede veramente che il fatto che un figlio nasca da una madre sia un costrutto culturale.
Ora la mia domanda è un’altra. Ognuno di noi è figlio di una madre. Ognuno di noi, se sano di mente, capisce come lo scempio che è stato ratificato a Trento è un affronto atroce, una profanazione alla propria madre, al proprio essere figlio.
Questa signora che con la sua laurea in una non scienza, che con le sue piccole ricerche smonta il preconcetto atavico che ci voglia una madre, che nega la Madre e quindi la Donna, quale rapporto ha con la propria madre? Questa donna sta negando sua madre. Questa donna sta negando la sua stessa umanità.
Silvana De Mari medico, ma soprattutto madre, ma soprattutto figlia, moglie. Silvana De Mari Donna. Silvana De Mari essere umano.

Ecco come si è espressa Roberta Bommassar dalle colonne de l’Adige del 9 marzo:
“La psicologia, come disciplina scientifica giovane ma molto vivace, non può essere partigiana e svilupparsi basandosi su pregiudizi. Il suo scopo è quello di offrire letture ed interpretazioni che permettano di dare senso alle cose che accadono dentro e tra le persone. E queste cose sono comportamenti, pensieri ed affetti. Una grande importanza viene attribuita alla ricerca. Essa ha il compito di confermare o negare delle ipotesi che la psicologia avanza, in questo processo di attribuzione di senso. Una di queste ipotesi potremmo definirla in questi termini: “Un bambino per crescere bene ha bisogno di una mamma e di un papà”. Sul concetto se per mamma e papà s’intenda una femmina ed un maschio dobbiamo dire che le ricerche al proposito non hanno confermato quello che molti stessi psicologi a suo tempo pensavano. Cioè che era necessaria la presenza di una mamma-femmina e di un padre maschio. L’atavico ritardo con cui la società italiana si confronta con i cambiamenti della società, uno dei quali è rappresentato dall’accettazione delle coppie omosessuali e via via delle richieste che vengano loro riconosciuti dei diritti, quelli di esprimere liberamente la propria scelta sessuale, di costituire una coppia riconosciuta, di farsi una famiglia, ha come unico vantaggio che altre realtà hanno affrontato il tema molto prima di noi. Gli Stati Uniti e alcuni paesi europei come l’Inghilterra, Francia e Germania si sono confrontati con studi su queste tematiche con almeno un ventennio di anticipo. Queste meta-analisi, di cui l’ultima raccoglie un centinaio di ricerche, inclusi più di 60 studi empirici svolti direttamente con genitori omosessuali e i loro bambini, mostrano risultati analoghi a quelli delle famiglie con genitori eterosessuali. (Federico Ferrari : Terapia familiare 2011). Questo è il dato, allo stato dei lavori. Gli psicologi si sono interrogati per primi riguardo a risultati anche per loro sostanzialmente inaspettati…”.

In altre parole: per la psicologa Bommassar la scienza è un pre-giudizio. Sì perchè il metodo sperimentale su cui si basa la scienza è molto chiaro: non si costruisce la realtà nella propria testa, ma si osserva e si interroga la realtà, per dare, solo dopo, un giudizio. E la realtà è molto chiara: per fare un bambino ci vogliono sempre un ovulo ed uno spermatozoo, cioè un contributo biologico maschile e femminile. Riconoscere la funzione paterna e materna, a partire dal dato biologico, dottoressa Bommassar, non è dunque un pre-giudizio, ma un post-giudizio, cioè un giudizio dato secondo i canoni di un pensiero razionale e scientifico!
Qualunque analisi seria non può che partire da qui: dal dato di realtà, empiricamente osservabile. La natura funziona in un certo modo, e non prevede la divisione della madre in due (una donna che vende l’ovulo e un’altra che affitta il suo utero), nè prevede, per fare un altro esempio, che un bambino sia strappato dal seno della madre, per essere consegnato a due “padri”.
Al contrario, anche l’allattamento è, per tutti i medici che se ne occupano, per l’Oms, ecc., una fase anch’essa importante del rapporto figlio madre, sia a livello biologico (quanto sia prezioso il latte materno è chiaro a tutti gli studi scientifici), sia a livello psicologico (perchè il legame madre-figlio, instaurato nella gestazione, continua tutta la vita, secondo modalità diverse).

Utero in affitto e “adozioni” gay: alcune considerazioni (realmente) scientifiche

E’ sconcertante come alcuni settori della psicologia organizzata avvallino pratiche oggettivamente controverse e discutibili come l’utero in affitto sulla base di presunti studi “scientifici” che attesterebbero che non ci sono differenze fra bambini allevati da genitori dello stesso sesso con quelli allevati da genitori di sesso opposto. Va detto innanzitutto che ad oggi non esiste nessun studio serio che riguardi i bambini nati da utero in affitto ed allevati da coppie di maschi (cioè deprivati della madre fin dalla nascita), ma a parte questo, dovrebbe essere oramai superfluo ricordare i limiti intrinseci degli studi di psicologia sociale così come la loro correttezza metodologica risultata spesso assai carente (Marks 2012, Schumm 2010, Schumm 2016). 
Raramente invece vengono considerate le evidenze di branche scientifiche molto più solide come la neurobiologia che possono basarsi su verifiche sperimentali molto più rigorose (analisi di laboratorio, anatomia patologica ecc.). Da questi studi sappiamo che le esperienze avverse nelle prime fasi di vita come ad esempio la privazione delle relazioni parentali, inducano cambiamenti fenotipici ed il danneggiamento delle funzioni cognitive. Uno studio recente ad es. ha messo in luce che nei ratti, la separazione dalla madre per tre ore al giorno nelle prime tre settimane dopo il parto, altera la mielinizzazione delle fibre nervose della corteccia prefrontale (Yang et al. 2016). La mielina è quella sostanza che riveste le fibre nervose e che consente la corretta trasmissione degli impulsi, mentre la corteccia prefrontale è quell’area del cervello che è addetta alla pianificazione dei comportamenti cognitivi complessi (pensieri, azioni, senso del giudizio, condotta sociale ecc.). Ovviamente è possibile che nell’uomo gli effetti negativi della deprivazione materna siano attenuati da fattori sociali, grazie anche alla prolungata infanzia, che possono compensare in modo più o meno parziale il danno subito, ma è chiaro che il meccanismo biochimico di base è lo stesso. Non è forse un caso che fra i bambini allevati da genitori dello stesso sesso si sia rilevata una più alta incidenza del disturbo dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD) (Sullins 2015). Ciò dovrebbe indurre quantomeno ad un’estrema prudenza prima di avvallare tali pratiche come invece stanno facendo sconsiderati magistrati fiancheggiati da psicologi ideologizzati ed ignoranti.

Bibliografia:
Marks, L. (2012). Same-sex parenting and children’s outcomes: A closer examination of the American Psychological Association’s brief on lesbian and gay parenting. Social Science Research, 41(4), 735-751.
Schumm, W. R. (2010a). Children of homosexuals more apt to be homosexuals? A reply to Morrison and to Cameron based on an examination of multiple sources of data. Journal of biosocial science, 42(06), 721-742.
Schumm, W. R. (2010b). EVIDENCE OF PRO-HOMOSEXUAL BIAS IN SOCIAL SCIENCE: CITATION RATES AND RESEARCH ON LESBIAN PARENTING 1. Psychological reports, 106(2), 374-380.
Schumm, W. R. (2016). A Review and Critique of Research on Same-Sex Parenting and Adoption. Psychological Reports, 0033294116665594
Sullins D. P. (2015) Child attention-deficit hyperactivity disorder (ADHD) in same-sex parent families in the United States: Prevalence and comorbidities. British Journal of Medicine and Medical Research, 6(10),987–998.
Yang, Y., Cheng, Z., Tang, H., Jiao, H., Sun, X., Cui, Q., … & Li, B. (2016). Neonatal maternal separation impairs prefrontal cortical myelination and cognitive functions in rats through activation of wnt signaling. Cerebral Cortex, bhw121.
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SULL’INFAME ORDINE DEGLI PSICOLOGIultima modifica: 2017-03-15T01:02:57+01:00da allan11
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