Amore

L’AMORE E’ UN SENTIMENTO RAZIONALE

Contrariamente all’idea maggiormente accreditata, secondo cui l’amore sarebbe un sentimento irrazionale, Carl Jung definisce il pensare e il sentire funzioni razionali poiché influenzate in modo determinante dall’elemento della riflessione, attribuendo così al contenuto un determinato valore ( accettazione, rifiuto, piacere, dolore ecc.).

Ora questi valori, come mostra l’esperienza, vengono attribuiti secondo le leggi della ragione.

Al contrario definisce funzioni irrazionali quelle che hanno per scopo la pura percezione, come l’intuizione e la sensazione.

Se l’intensità del sentire si accresce, si produce un affetto, cioè uno stato di sentimento accompagnato da innervazioni somatiche avvertibili ( per contro, il sentimento si distingue dall’affetto per il fatto che non provoca le suddette innervazioni). Come conseguenza, si determina una fusione, in un primo momento inseparabile, del sentire con gli elementi sensoriali e attraverso queste percezioni, il soggetto si fa consapevole dei valori dell’oggetto ( appercezione dei valori ) conseguendone, o un atto passivo di sentimento, non indirizzato, caratterizzato dal fatto che, un contenuto eccita o attira il sentimento, ottenendo a forza la partecipazione del sentimento da parte del soggetto, oppure una partecipazione attiva del soggetto, che impartisce valori, valuta i contenuti secondo un’intuizione ispirata dal sentimento (indirizzato), attraverso un atto di volontà.

Jung conclude che il sentire attivo può essere designato come razionale, mentre il sentire passivo è irrazionale, in quanto produce valori senza la partecipazione del soggetto.

In definitiva, il sentire attivo ( o amore) è quello che più autenticamente ci distingue dagli animali, poiché è l’unico tipo di sentimento amoroso razionale, coinvolgendo infatti, tutte le funzioni propriamente umane. Purtroppo però, viviamo in un’epoca dove gli impulsi vengono scambiati per amore.

 
 

AMORE : TEOLOGIA & FILOSOFIA
Penso che nessuno possa dubitare che il Cristo ci abbia insegnato la più sofisticata e precisa struttura sul concetto di AMORE.
Non è questione di Fede o meno; di adesione alla Chiesa Cattolica o meno, di religione o meno.
Credo che nessuno possa dubitare che Cristo sia “la persona più buona mai apparsa sulla terra” per usare le parole di Cacciari che credente non è.
Ma neanche stupido.
Questo, poi, lo riconosceva anche Nietzsche,… che è tutto dire.

Ma allora, se così stanno le cose, perchè Cristo nel principale dei Vangeli, quello di Giovanni, inizia affermando “All’inizio era il Verbo” ?
E allora come mai non la corregge dicendo “All’inizio era l’Amore” ?
Una svista ?
Sarebbe banale, no !?
E allora perchè non mette al PRIMO POSTO l’Amore ma ci lascia…”l’anonimo” Verbo ?

Perchè dice “Io sono la Verità e la vita” e non dice “Io sono colui che ama” ?

Oggi, nel sentimentalismo dilagante, forse sarebbe il momento di chiederselo.
Non credo che nessuno di noi si senta più bravo di Lui, più capace di Lui su questo argomento.
O sbaglio ?
C’è qualcuno che veramente crede di poter pronunciare questa parola, AMORE, senza confrontarsi con costui ?
Si può essere così narcisisti dal supporlo soltanto ?
Sarebbe pura follia !
Ma allora perchè al PRIMO POSTO c’è il VERBO e l’AMORE ne consegue solamente ?

Certo, il sentimentalismo dilagante si accompagna, come abbiamo visto dall’ultimo rapporto Censis ad una ignoranza altrettanto dilagante.

Dico queso perchè senza neppure scomodare Cristo sarebbe sufficiente conoscere minimamente la filosofia greca per sapere la risposta.
Perchè anche la filosofia greca dice asattissimamente la stessa cosa.
Il LOGOS vien prima di tutto.
Non l’EROS !
IL LOGOS PRECEDE OGNI COSA !
E che cos’è “il Verbo” se non il LOGOS stesso ?
Proprio la stessa cosa.
Ad Atene come a Gerusalemme.
L’AMORE VIEN SOLO DOPO ALLA VERITA’.
Senza il Logos, la Verità, cioè il Verbo…l’AMORE E’ NULLA !!
LA VERITA’ NON SOLO E’ COLLEGATA ALL’AMORE MA LA PRECEDE…LA PRE-CE-DE……precede…..avete capito bene ? PRE-CE-DE ! LA RAGIONE PRECEDE TUTTO !!!

L’Amore riceve il suo ordine dalla Verità

Chiunque non sia “cooperatore veritatis” cooperatore della Verità, non sa neanche amare !

Bravi, ora che avete capito, non annoiatemi più con le vostre sciocchezze sul modello gay, Obama, e capre simili. Ok ?
Please !!
 

ESSERE-PER-L’AMORE
Nasce nel 1942 l’opera principale e più originale di Ludwig Biswanger: “Forme fondamentali dell’esserci umano”. L’orizzonte ontologico entro cui si colloca la visione di Biswanger è anche qui quella heideggeriana dell’essere-nel-mondo. Ma è in quest’opera che Binswanger “scopre” quella forma duale dell’amore. quella nuova struttura dell’esser-ci con cui egli arricchisce e supera la fredda visione heideggeriana della presenza umana. L’essere-con diventa reciprocità, la presenza diventa presenza-a, e al di sopra del commercio interumano s’inarca, infinitamente luminoso, il cielo della dualità amante, condensata nella più pregnante delle formule binswangeriane: “Essere nel mondo ma al di sopra del mondo”. L’opera più vasta del grande psichiatra svizzero non è che la descrizione acutissima, rigorosamente scientifica eppure appassionata di questa densa formula e rappresenta nella storia del pensiero moderno il tentativo più organico e più vivo di cogliere l’eidos di quel modus amoris che agli occhi di Binswanger non è soltanto la forma più alta e più “autentica” dell’essere-nel-mondo, ma anche la forma più ricca di conoscenza di sé e degli altri.

Non vi è un Sein senza il suo “da”, un essere senza il suo “ci”. E’ questo “ci” che apre la spazialità e rende possibile un “qui” e un “là”. L’essente reca quindi nel suo essere più vero il carattere dell’essere aperto. Il “ci” indica questa apertura ontologica. In altre parole : il Dasein (“essere-nel-mondo” dell’uomo) è…la propria apertura. “Il “da” del Dasein in quanto Dasein amante, non indica quella apertura in forza della quale esso, in quanto mio, è “là” in vista di se stesso, ma quella apertura in forza della quale il Dasein, in quanto duale, è “là” in vista di noi, di me e di te, dell'”un l’altro”. L’essere-se-stesso dell’amore, la sua ipseità, non è un io, ma un noi”. Il Dasein, dunque, è apertura, ma solo apertura verso il “noi” dell’amore duale. Questa apertura ontologica al “noi” duale, viene chiamata da Biswanger “Incontro”. L’amore diventa così un momento strutturale della concezione dell’esser-ci, della presenza. Il Dasein è già un “noi”, anche se ancora indefinito e velato. Esso è, per così dire, nostalgia, brama, tensione ontologica verso il “noi” dell’amore.

Il “da” del Dasein, dunque, inteso come l’ontologico e antropologico “luogo” dell’esser-ci indica anche il vero orizzonte spaziale di ogni dualità nell’amore. Biswanger trova la miglior formulazione di questo spazio dell’amore in un bel verso di Rilke: “Solo dove sei tu, là sorge un luogo”. Mentre il principio che regola la spazialità nel mondo fisico delle cose si riassume nell’espressione: “Togliti, che mi ci metto io”, per cui ogni conquista di spazio da una parte corrisponde sempre una perdita di spazio dall’altra, nella dualità dell’amore la spazialità è retta da un’altro principio: “Dove sono io, là sei anche tu”, e viceversa: “Dove sei tu, là sono anch’io”. Questo tipo di spazialità è la loro “patria”. “Chi quindi tratta dell’amore sotto il titolo di “sentimento” o di “affetto”, non sa in verità che cosa sia l’amore. Esso è allo stesso tempo idea, sentimento, volontà” Le tre vere dimensioni dello spazio amoroso sono “un’ampiezza sconfinata, una profondità senza fondo, una pienezza inesauribile” E mentre questo ci rivela il carattere dinamico dell’amore, sottolinea pure un’altro suo tratto essenziale: la leggerezza, in forza della quale il Dasein in quanto amante, si sottrae alla pesantezza terrestre, si eleva ad altezze inattingibili al mondo della “Cura”. Dire “leggerezza” significa indicare il carattere di non problematicità dell’amore, ché problematicità indica sempre un’indagare, un domandare intorno a qualcosa, mentre l’amore è solo un “osare”, non già un osare “qualcosa”, ma un puro e infinito osare

Come Biswanger parla della sovra-spazialità dell’amore, così parla della sua sovra-temporalità. L’espressione che meglio definisce la dimensione temporale dell’amore è quella di “durata eterna”, di “eternità” (non di tempo eterno! “…presso Dio è l’eternità, presso il diavolo, nell’inferno, è il tempo eterno, diceva già A. Silesio). All’infinito dello spazio dell’amore (non inteso come somma di luoghi), corrisponde l’infinità del tempo dell’amore (non inteso come somma di momenti). Alla sovramondanità della “patria” corrisponde “istante eterno” dell’amore, un istante nel quale cadono le antinomie di presente, futuro e passato. La ragione di ciò sta nel fatto che la temporalità dell’amore non “sgorga” dalla finitezza del Dasein, in quanto mio, tuo, suo, ma dall’eternità del Dasein stesso in quanto nostro, in quanto “eterno noi”. Come la “patria”, così anche l’istante eterno appartiene aprioristicamente ed essenzialmente alla struttura dell’essere-insieme-nell’amore.

Amoreultima modifica: 2013-07-28T19:52:27+02:00da allan11
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