POST IMPERO

Il Post Impero ha avuto inizio l’11 settembre 2001 quando la logica emergenziale, conseguente a quel attentato, offrì al sistema neoliberista il modello perfetto alle sue esigenze.
Le emozioni, da quel momento, invasero, saturandolo, lo spazio sociale grazie all’allarme terroristico innescato da quell’evento e, da allora, in un crescendo continuo, complice l’emergente mondo del web, si è giunti al punto di escludere, progressivamente, le altre modalità di conoscenza, con la conseguenza che il dibattito razionale ne risulta oramai impedito.
Come l’Impero era all’insegna della “ragione”, seppure con tutti i suoi limiti ed errori, il Post Impero è all’esclusiva insegna delle “emozioni”.
I registri non si escluderebbero necessariamente a vicenda: dovrebbero esistere e svilupparsi fianco a fianco, a volte insieme, a volte in contraddizione. Ma ora non è più così e, al suo posto, assistiamo ad un manifesto squilibrio a scapito della riflessione e del pensiero.
Oggi viviamo oramai nella “Dittatura dell’affettività”, nella “Repubblica compassionevole”, nella “Tirannia dell’emozione”
Potremmo anche cambiargli tranquillamente il nome ed invece di Post Impero chiamarlo direttamente “L’IMPERO DEL PIAGNISTEO”
Tutto ciò a quindi generato una metamorfosi umana totale.
Se l’epoca dell’Impero è l’epoca del “sogno americano”, ora, nell’oblio della ragione, quel sogno è diventato un'”incubo”.
Ma andiamo per gradi.
Il suo apice, l’Impero, lo raggiunse a metà del secolo scorso.
E’ l’epoca del self-made-man fatto di pragmatismo, di vittorie e di sconfitte, di sofferenze e delusioni come linfa vitale per crescere verso il successo. Un mondo che consentiva di fallire ripetutamente e di rialzarsi di nuovo, di agire in modo sfrontato e talvolta cattivo, senza chiedere scusa.
Il Post Impero è invece una società che si autocensura, in cui tutti camminano in punta di piedi cercando di accontentare ogni categoria che potrebbe sentirsi offesa da una qualche opinione contraria, mettendo a tacere le eccellenze a causa del confronto con la paura, le insicurezze e l’ignoranza altrui.
Questa è l’epoca dell’anti-patriarcato che genera adolescenti che crescono in questa atmosfera matriarcal-melliflua dove la Ragione è assente, restando solamente attaccati infantilmente alla virago casalinga, fautrice principale di detto emotivismo, con il risultato di rimanere degli INETTI followers di qualche demente del web solamente.
Oggi, dopo anni di femminismo isterico contro la “tossica mascolinità bianca”, un uomo libero, che può risultare disinvolto e divertente, a volte contraddittorio, diretto e giocoso, di tanto in tanto un prepotente, oppure tormentato, affascinante e polemico, o anche strano, ossia semplicemente un uomo, senza dover chiedere scusa a nessuno, non esiste più.
Il Post Impero è invece tutto levigato sulla trasparenza e spudoratezza individuale come l’Impero lo era invece sulla maschera e il decoro.
Se l’impero era basato su figure maschili solide, radicate nella tradizione, tattile e analogica, allora il Post Impero è fatto di persone che si capisce subito quanto siano effimere, usa e getta digitale, radicate nei social che riguardano unicamente l’esibizione e la superficialità per il solo tempo che può durare le loro dichiarazioni chiassose.
E come risultato finale, come già detto, ora solo una nuova generazione non più X o Y ma solamente di INETTI, ovvia conseguenza di cotanti padri progressisti e “correct”, senza arte né parte, che in questa epidemia di “merito” inesistente sanno solo piagnucolare infantilmente, con il loro unico neurone per un unico pensiero, verso qualunque “alterità” che contraddice quel mondo incantato nel quale sono stati cresciuti da quei deficienti dei loro genitori castrati e che vivono rabbiosamente come crimine qualunque opinione altrui diversa dalla loro.
A volte si muovono singolarmente e a volte a banchi tipo sardine.
Ma ciò è insignificante

L’EROE POST IMPERIALE
Nell’Impero prima maniera, dal dopoguerra ai primi anni ’60, vigeva la figura dell’EROE classico, sorta di “uomo che non deve chiedere mai”, come recitava un ben noto slogan pubblicitario che, nella trasposizione cinematografica, possiamo identificare con il John Wayne che va dall’indomito sceriffo al “berretto verde”.
Nell’Impero seconda maniera ne prenderà il posto la nuova figura dell’ANTIEROE, tipica degl’anni ’60 e ’70, come ancora, cinematograficamente parlando, James Dean ne è tutt’ora il simbolo principale.
In questo Post Impero, invece, eroe e antieroe sono stati scalzati da un nuovo idolo dell’immaginario collettivo: la VITTIMA, sorta di parodia ridicola del cristianesimo della odierna *religione umanistica* che ai *Comandamenti* (leggi Doveri) ha sostituito i Diritti dell’uomo.
E chi è maggior portatore “sano” di Diritti di chi riesce a spcciarsi per vittima !?!
Tradizionalmente, almeno da Ulisse in poi, più che per la natura straordinaria del suo gesto l’eroe si distingue per il fatto che HA SCELTO di compierlo. Il personaggio omerico SCEGLIE di lottare con la tentazione del canto delle sirene invece di sigillarsi le orecchie con la cera come fanno gli altri marinai. Così come, sempre per restare su esempi letterari, i romanzi di Alexandre Dumas sono costellati di momenti in cui i moschettieri, da par loro, affrontano i pericoli che AVREBBERO POTUTO EVITARE.
Il modo, viceversa, la nostra società TRASFORMA IN EROE chiunque soffre e non si arrenda rivela quale sia la malattia propria della nostra epoca.
Da dove viene questa nuova abitudine di prendere un paziente per una persona straordinaria ?
Da dove viene, ancora, la strana usanza di applaudire la bara a un funerale ?
Oggi si acclama ai cortei funebri delle vittime di crimini , incidenti, malattie o anche per nulla, ed è ragionevole chiedersi che cosa giustifichi una tale solennità riservata, rarissimamente, a grandi artisti o statisti quale tributo alla loro opera o contributo offerto al progresso della società, chiedersi , ripeto, che cosa significhi una tale solennità nell’estremo saluto di una persona qualunque.
Siamo chiaramente lontani dalla situazione di una persona che ha *eroicamente* SCELTO quando è, invece, solo qualcuno che è COSTRETTO a lottare per salvarsi la vita.
Sono la sfortuna di un tumore, i colpi inferti dal suo assassino o la cilindrata del veicolo di cui ha perso il controllo a rendere eroica la vittima ?
Così lo status vittimario si trasforma in una sorta di salvacondotto in quanto la vittima è *a priori* detentrice di tutte le virtù che suscitano deferenza.
Semplicistico per definizione, lo sguardo vittimizzante impedisce di interrogarsi sulle cause, di decifrare la sequenza degli eventi. Nel dibattito pubblico questi elementi non vengono mai richiamati.
Le questioni sociali e la sofferenza generalizzata delle classi lavoratrici – che non rientrano nei canoni delle rivendicazioni vittimarie – sono di fatto scomparse dal dibattito pubblico
L’iperindividualismo insito nella valorizzazione vittimaria non può infatti combinarsi con una analisi incentrata sull’ingiustizia economica e sui rapporti di classe. Ed ecco che le lacrime riempiono il vuoto lasciato dal pensiero. L’uso dell’emozione coincide con quello che alcuni chiamano “la fine delle grandi narrazioni politiche”. L’invasione dello spazio sociale da parte dell’emozione trova corrispondenza nell’ideologia della fine della storia.
*Rassegnazione*, dove la politica non è più in grado di spiegare la realtà ne tantomeno di trasformarla e si accontenta di gestirlo. *Governance* si chiama. Ma è solo l’altro nome della rassegnazione a cui il Potere mira a ridurre gli individui e dove, in prima linea stanno quelle Sinistre oramai solo in grado di dare giustificazione ipocrita e imbelle alla globalizzazione neoliberista, contribuendo vigliaccamente a a far gravare sull’individuo (“*imprenditore di se stesso* e relative patologie conseguenti) tutto il peso dell’avanzamento sociale, mettendo in secondo piano le responsabilità dello Stato e il ruolo dei servizi pubblici.
Variante di questa escalation lacrimale, i politici si fanno scudo dell’emotività quando si tratta di mascherare la loro impotenza o di giustificare, quasi fossero inevitabili immigrazioni e globalismo.
Ma la globalizzazione non è stato un fenomeno naturale e inevitabile: è stato costruita a partire dalla abolizione della convertibilità dollaro/oro da parte di Nixon nel ’71, che provocò la destabilizzazione del sistema monetario internazionale, e poi metodicamente sostenuta dall’alto con provvedimenti a favore dei movimenti di capitale.
E quand’anche la globalizzazione avesse seguito un percorso naturale, nulla ci impedisce di considerarla criticamente e di ridisegnarne i contorni.
E adesso leggetevi pure il seguito, qui sotto, su…”le quintalate di bontà a buon mercato, non una sardina che dica una parola di sano odio contro l’articolo 81 della Carta, che ci obbliga al liberismo di Stato. Non uno slogan scritto né cantato contro l’ingiustizia sociale, generata da decenni di trattati europei taglia-welfare, o contro la perdita di autodeterminazione economica e politica causa Euro. Quanto al migrazionismo: nessuno fra i pesci senza fosforo che abbia un barlume di conoscenza delle cause a monte delle migrazioni. Le sardine sono nient’altro che l’ultimo epifenomeno dell’ignoranza ideologica di certi giovani penosamente conservatori, sono la versione speculare dei risentiti permanenti a cui piace l’uomo forte, sono il nulla cosmico spacciato per rivoluzione.
Magari, con questa premessa sull’EROE DEL POST IMPERO vi risulterà tutto molto più semplice e chiaro da comprendere l’articolo sottostante. Almeno spero

https://www.lintellettualedissidente.it/italia/psicopatologia-della-sardina/?fbclid=IwAR0Buhd106yoQCOkclTmkm4eg6BS5RxY-fsmFKTBlPc76hq5I712ygShit0

LA VITTIMA DESIGNATA
Ora, se è vero quello che si diceva in *FASCISMO 2.0*, e che cioè tu *NON PUOI DIRE* certe cose perché così facendo *FERISCI** qualche povera *VITTIMA* precedente catalogata inconfutabilmente come tale da quelli *MORALMENTE SUPERIORI*, ecco quindi che ora vien da chiedersi COME SI COSTRUISCE LA VITTIMA DI TURNO ?
Gli immigrati ?
Sono tutte VITTIME, subiscono persecuzioni atroci che non possono durare un momento di più, facciamoli entrare. E chi non è d’accordo è disumano e senza cuore.
La senatrice a vita Liliana Segre riceve duecento insulti al giorno ?
Non è vero ma questa fake news fa salire la tensione e di fronte alla VITTIMA dolente ogni giudizio va sospeso : si approvino immediatamente norme per contrastare l’odio razziale; le discussioni e le obiezioni non sono ammesse.
“La nostra casa è in fiamme”, ringhia la piccola Greta Thumberg, e ogni obiezione è vanificata dalle sue lacrime di rabbia.
Eccetera…
Le EMOZIONI invadono a tal punto lo spazio sociale da escluderne progressivamente le altre modalità di conoscenza.
La logica emergenziale funzionale al sistema neoliberista è creare allarme che serva a impedire ogni dibattito razionale. La furia sterilizza le argomentazioni e vanifica il ragionamento.
La STRATEGIA DELL’EMOZIONE funziona così : si fa leva sui sentimenti più dirompenti dei cittadini che, di fronte all’emergenza, al pianto, al dolore e al terrore divengono come bambini.
Invocare l’affettività porta a depoliticizzare i dibattiti mantenendo i cittadini in una posizione di subalternità infantile che li rende non solo incapaci di gestirsi da sé ma anche disposti a cedere il loro libero arbitrio a una DITTATURA BENEVOLA sempre pronta a dare ascolto alle loro emozioni.
Con il fazzoletto in mano l’individuo si ritrae in se stesso. quasi in posizione fetale. mentre “coloro che sanno”, gli “adulti”, “elevati”, quelli che detengono il potere, la CASTA DEI SUPERIORI MORALI, ça va’ sans dir, si occupano di mandare avanti il mondo.
Esattamente il contrario di ciò che viene imputato ai sovranisti.
Vè te come è strano il mondo…

RITORNO AL MODERNO
Gli psicologi prestano sempre molta attenzione alle emozioni dei loro pazienti. Ma se è vero che l’emozione dice qualcosa, non dice però necessariamente che cosa sia giusto pensare o fare.

Il Postmoderno, nella decostruzione del soggetto politico a favore di una valorizzazione delle “identità” culturali, religiose o sessuali, ha però solo svolto la prima parte ignorando la complementare elaborazione razionale delle emozioni.

La “dittatura dell’emozione”, valorizzando la natura effimera degli affetti, la natura fugace dei sentimenti, ha rimpiazzato così la comunità dei cittadini autonomi e solidali con il tribalismo di individui innamorati di sé e angosciati a causa del narcisismo inquieto che attanaglia ora l’individuo.
Più la società si disgrega sotto i colpi dell’ultraliberismo più la sofferenza si diffonde, senza altro sollievo che la fugacità dell’emozione. L’emozione porta così all’individualismo estremo delle società moderne, alla solitudine di un consumatore disumanizzato e ripiegato solo su se stesso.

La società disimpara così a pensare e perde una dopo l’altra le difese immunitarie contro la manipolazione, l’improbabile, la stupidità.
L’oceano emotivo in cui si trova immersa porta gradualmente a uno stato di vita decerebrato che ci trasforma in zombie.

Quello che si è insediato nella nostra civiltà è un “pensiero pigro”; è una facile postura relativistica in nome di una tolleranza molle, un cattivo individualismo che ricaccia narcisisticamente ciascuno al fondo del proprio sé negando ogni possibile valore comune.

“Stiamo sperimentando la conseguenza di una estrema frammentazione e di un pluralismo delle nostre società democratiche che non ha più una morale comune.”

Queste sono le conseguenze di quel Postmoderno che abolendo il sociale in nome del “capriccio” individuale, ha voluto leggere la Ragione, inaugurata dal MODERNO, come dogmatica, violenta e nel suo declassamento ha inferto un colpo fatale allo spirito critico, perché la RAGIONE si basa sulla capacità di interrogarsi, di sfidare i propri pregiudizi e preconcetti, di mettere in discussione ciò che sembra ovvio e che spesso è solo il risultato della percezione primaria dei soli nostri sensi.

Piuttosto si costruisce su un *dubbio metodico*, esposto da Cartesio nel suo “Discorso sul metodo”. La ragione consiste innanzitutto nel porsi domande che permettono alla mente di progredire, passo dopo passo, cercando sempre di andare oltre.
L’ESATTO CONTRARIO DELLA PROPAGANDA che, al contrario, ci insegna ad accettare come ovvio ciò di cui sarebbe ragionevole dubitare.

Non c’è libertà nella dittatura dell’affettività. Nessuna democrazia può essere governata dalle emozioni. Ne va del destino della società. Siamo dunque di fronte a una grande sfida politica, una sfida di civiltà: riportare la RAGIONE al centro delle nostre preoccupazioni, senza permettere più al solo sentimento di invadere il campo.

LA DITTATURA PERFETTA
La dittatura perfetta è una dittatura con le sembianze della democrazia, una prigione senza muri da cui i prigionieri non vogliono affatto evadere. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e all’intrattenimento, gli schiavi amano la loro condizione servile.
Aldous Huxley : Il mondo nuovo

POST IMPEROultima modifica: 2019-12-11T00:49:29+01:00da allan11
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