L’IDEOLOGIA UMANITARISTA

Non tanto per la faziosità politica dei suoi protagonisti, che pure esiste ed è evidente, ma per quella visione riduttiva dell’umano che è congenita all’ideologia umanitaria.

La riduzione implicita nell’assunto «l’uomo è la sua sofferenza».

In cosa consiste l’imbecillità dell’umanitario? Nel ridurre gli esseri umani alla loro sofferenza e nel non voler sapere nient’altro che questo. Gli umanitari in realtà non amano gli esseri umani: amano le loro piaghe, perché è grazie a quelle piaghe che possono atteggiarsi a filantropi moralmente superiori agli altri uomini, soprattutto a quelli che hanno responsabilità politiche, e avere la certezza di una costante gratificazione, quella della gratitudine dei beneficiati nei riguardi dei benefattori.

L’umanitario instaura un rapporto fra umani permanentemente squilibrato, dove uno dei due soggetti (quello che “può”) sfrutta la sua superiorità a fini di gratificazione: sentirsi sempre dire dall’altro che lui è buono, bello e bravo. La condizione indispensabile della gratificazione è lo stato di dipendenza dell’altro.

Il mondo dell’umanitario è popolato di cristiani di poca fede e di militanti di sinistra orfani di certezze ideologiche. Gli uni e gli altri chiedono alla pratica umanitaria di restituire loro quel senso di infallibilità e quelle certezze assolute anche esistenziali che hanno sperimentato nell’appartenenza ideologica o nella fede vissuta in modo ideologico prima della grande disillusione.

In questo senso è esemplare la figura di un Gino Strada, capo del servizio d’ordine del Movimento studentesco alla Statale di Milano riconvertito in chirurgo di guerra senza frontiere. Quando Strada inveisce contro G.W. Bush e lo mette sullo stesso piano di Osama Bin Laden, non è solo il vecchio antiamericanismo comunista che agisce in lui, c’è un criterio di giudizio nuovo a cui fa ricorso: «Quei due sono uguali perché entrambi producono corpi straziati». I corpi feriti e sanguinanti svolgono nella testa di Strada la stessa funzione che in passato svolgeva il materialismo storico: gli garantiscono un criterio di giudizio infallibile, gli consentono un senso di superiorità etica sugli umani impigliati nei conflitti della storia, lo esonerano dai dilemmi morali intorno alla scelta del male minore, dai rischi dell’etica della responsabilità, dalla fatica del giudizio caso per caso.

Come ha scritto Finkielkraut: «Al tempo dell’ideologia, si credeva di sapere tutto; al tempo della beneficienza non si vuol sapere nulla».

https://www.ilfoglio.it/politica/2017/08/06/news/l-umanitarismo-che-crea-un-mondo-di-vittime-147673/

La forza ideologica della ragione umanitaria come inedito meccanismo egemonico di governo, risiede nella sostituzione del vecchio lessico della politica incardinato a definizioni quali: lotta, sfruttamento, dominio, diritti, giustizia, con un nuovo racconto in cui a prevalere sono idee di tipo morale come compassione, sofferenza, solidarietà. Inoltre, la pratica umanitarista, al di là delle buone intenzioni personali, realizza un rapporto sociale di tipo gerarchico in cui un soggetto impone in modo del tutto sovrano una determinata condizione ad un soggetto subalterno, riducendolo a vita meramente biologica da salvare. La vittima dunque, ha bisogno di rappresentazione, in questa “giustizia sociale” occidentale il dono della salvezza è un dono senza alcuna possibilità di contraccambio, se non sotto forma di una sorta di autocompiacimento psicologico che si riflette nel suo stesso altruismo.

Critica all’umanitarismo ideologico

L’IDEOLOGIA UMANITARISTAultima modifica: 2019-07-07T01:05:24+02:00da allan11
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