HOBBES & CRISTO

Per Hobbes, allo stato di natura i gruppi umani devono fronteggiare questa violenza generalizzata, cosa che richiede una soluzione per non finire nella totale autodistruzione. La soluzione che Hobbes prospetta è quella del ‘contratto sociale’, una soluzione , in realtà, altamente improbabile. Dovremmo infatti presupporre che al colmo della parossia violenta il gruppo umano diventi improvvisamente così ragionevole da decidere, di comune accordo,
di cedere il potere ad uno di loro in modo da impedire appunto l’autodistruzione e permettere l’ordine sociale.

Più ‘plausibile’: il passaggio spontaneo dal “tutti contro tutti” al “tutti contro uno”, ovvero la teoria del “il capro espiatorio”. Secondo questa ipotesi, avvalorata dalla scoperta pressoché universale della presenza di un meccanismo vittimario, al colmo della parossistica violenza generalizzata e immotivata, pian piano avviene, sempre a causa dell’imitazione, una progressiva polarizzazione su un individuo particolare per alcune caratteristiche che lo distinguono da altri.

Questa progressiva polarizzazione della violenza su un individuo finisce con un “linciaggio collettivo”, nel momentoin cui si è prodotta l’unanimità violenta contro di lui. Immediatamente dopo la conclusione del linciaggio, l’orda primitiva sente di avere sperimentato uno stato di
quiete e di benessere comunitario, causato esattamente dal linciaggio. La vittima del
linciaggio così, prima responsabile di tutta la violenza del gruppo, comincia ad essere
considerata responsabile anche del successivo benessere dello stesso gruppo.
Ovviamente subito dopo, lo stesso meccanismo mimetico riprende a rigenerare la rivalità, la violenza generalizzata, la crisi mimetica; crisi mimetica che viene ancora momentaneamente risolta da un nuovo linciaggio collettivo. Dopo una serie di eventi spontanei di questo tipo, il gruppo comincia a ritenere che per fermare la violenza intraspecifica distruttiva (perché di questo si tratta), occorre il linciaggio collettivo di un membro del gruppo. Il linciaggio diventa così da evento spontaneo ad evento programmato ad intervalli regolari. Per superare il problema della violenza ‘cattiva’ (autodistruttiva per il gruppo), occorre produrre un fenomeno di violenza ‘buona’ (costruttiva per il gruppo).
Nasce così il “sacrificio”, quell’azione ‘sacra’ per eccellenza (in quanto capace di ‘separare’ e ‘ordinare’) che genera da una parte la comunità (il gruppo dei sacrificatori) e dall’altra la divinità (la vittima sacrificata).
Il sacrificio diventa pertanto la pietra miliare della evoluzione dell’uomo grazie alla sua funzione che potremmo definire ‘antropizzante’, in quanto permette la costruzione di comunità stabili in grado di fronteggiare le proprie originarie crisi violente e di generare una situazione comunitaria adatta allo sviluppo della cultura.

La necessità di reperire nuove vittime ad intervalli regolari si fa poi sempre più difficoltoso e si comincia ad usare il meccanismo della sostituzione vicaria ha condotto infine all’utilizzo di ‘animali’ sacrificali, animali che prima vengono resi familiari, addomesticati, e poi al momento giusto, sacrificati. È un fatto universale che gli animali sacrificali sono sempre animali domestici e mai animali selvatici.

La storia della cultura dimostra un trend verso il nascondimento della sua origine violenta. Anche la storia delle religioni manifesta un processo di addolcimento delle prassi sacrificali. Alcune tradizioni, come il buddismo e la tragedia greca, sembrano avvicinarsi di molto alla scoperta del fondamento violento della cultura. Ma è in una tradizione specifica che ci si incammina davvero verso la sua completa demistificazione: la tradizione biblica. Sarà solo nei racconti evangelici della morte di Cristo che avremo il momento più alto della ‘scienza ermeneutica’, il punto di svolta della cultura umana, che arriva finalmente alla comprensione del proprio fondamento violento.

Straordinario il parallelo tra la mitologia della fondazione di Roma e l’origine dell’umanità secondo la Genesi. In entrambe le tradizioni vediamo all’opera una coppia di fratelli nemici: Romolo e Remo, Caino e Abele. In entrambi i casi uno dei due fratelli uccide l’altro per quello che potremmo definire l’assassinio fondatore! In entrambi i casi infatti il fratello che uccide è quello che fonda la città: Romolo nel caso di Roma; Caino nel caso della Genesi (Gen. 4,17)1. Dunque in entrambi i casi abbiamo una relazione fra l’assassinio e la fondazione della città. Eppure una grande differenza è nelle menti di tutti: Caino è un assassino, lo sanno tutti; mai nessuno ha invece sentito pronunciare il termine “assassino” per Romolo, che anzi diventa “il dio Quirino”!

Dove sta allora la differenza tra questi due racconti paralleli? Nel punto di
vista del narratore! Chi è che racconta la storia?

Romolo e Remo, ovvero “il punto di vista della comunità persecutrice”; Caino e Abele ovvero “il punto di vista della vittima perseguitata”.
La violenza è un tema molto più presente nella Bibbia che in altri testi sacri, non perché il Dio biblico sia un dio molto più violento delle altre divinità; ma esattamente per il suo contrario! Nella letteratura biblica la violenza viene chiamata per nome, viene per così dire “smascherata”, perché si tratta appunto di una tradizione demistificatrice che si conclude con la narrazione della morte violenta di Gesù di Nazareth, il Dio Crocifisso, punto massimo di questa tradizione demistificatrice.

Il sacrificio, a partire dal racconto della morte di Cristo, viene finalmente inteso per quello che è sempre stato: la menzogna della folla violenta che sacralizza la propria violenza per proteggersi dalla violenza. I racconti della morte di Cristo aboliscono tutte le prassi sacrificali.

Dopo questa demistificazione evangelica della mitologia, solo l’appello etico, la responsabilità personale, ovvero alla consapevolezza della propria inter-individualità che porti alla rinuncia assoluta della violenza.può costituire un freno al dilagare della violenza mimetica

Questo pensiero diventa di fatto una forte critica radicale a secoli di teologia cristiana basata
sull’interpretazione sacrificale del Cristo, sul ‘dolorismo’, sulla vittimizzazione, sulla rinuncia di sé, ecc.

[PDF]
Violenza e Religione in René Girard
www.zikomo.it/?wpdmact=process&did=ODcuaG90bGluaw==

HOBBES & CRISTOultima modifica: 2018-07-30T12:48:41+02:00da allan11
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