Perry Mason & Abramo

PM ABELARDO :

Cosi’, in “Timore e tremore”, S. Kierkegaard, uno spirito geniale e
profondamente religioso, che non sparava cazzate sulla compatibilita’ di
fede e ragione. Qui sta mettendo a confronto il sacrificio di Ifigenia,
figlia minore di Agamennone (per placare l’ira di un dio e permettere
agli Achei in armi di salpare verso Troia) con il mancato sacrificio di
Isacco. La morale come “tentazione”, come distrazione dal fare la
volonta’ criminale di un dio vetero-testamentario. Pensate quel che
volete, ma a me pare che risalti netta la superiorita’ del paganesimo su
questo cristianesimo. “Abramo non può parlare”, come Kierkegaard motiva;
in effetti anche a un criminale non si puo’ negare il diritto di
avvalersi della facolta’ di non rispondere, o quella di trincerarsi
dietro un “Gott mit mir”.
Abramo: un vero criminale, punibile per tentato omicicio, a norma di
legge, a non meno di anni 21 con l’aggiunta dell’aggravante della
premeditazione.
C’e’ qui dentro un avvocato d’ufficio che ne assuma la difesa?

PERRY MASON : SIGNORI DELLA CORTE…perdonate questi plebei che tutt’ora si affannano contro il mio assistito Abramo per castigarne la inesistente colpa. Pensate, signori della Corte, che costoro s’accapigliano su Dio nonostante ben sappiamo della sua inesistenza nonché, se mai ci fosse stato, del suo famoso silenzio per cose ben più riprovevoli. Ma ciò nonostante sfugge loro l’essenza della narrazione che vede il mio innocente assistito come protagonista. Sfugge loro come codesta novella segni la fine della RELIGIO ARCAICA e relativi sacrifici umani per viepiù innocenti agnellini e caprette. Costoro ignorano tutt’ora come l’imago dei si sia evoluta di par loro nella mente umana, la sola di cui siam certi dell’esistenza. Ad udir costoro parrebbe invece di fatti di cronaca riportata da cartacei giornalastri dell’epoca.
VI CHIEDO, pertanto, Signori della Corte, l’ASSOLUZIONE CON FORMULA PIENA per il mio assistito, nonché le spese processuali a carico dei suddetti come giusta espiazione per la loro dabbenaggine
Grazie, Vostro Onore

PM ABELARDO : Signori della corte, mi sorprende alquanto l’intervento assolutorio
dell’avvocato Mason. Buttando tutto in novella si mette in burla la
realta’ di questa corte, chiamata a giudicare su una realta’ che sembra
sfuggire: la realta’ della fede. Mettete in dubbio l’efferatezza di un
omicidio soltanto tentato perche’ avvenuto in finzione? A maggior
ragione mettete in dubbio l’efferatezza del sacrificio di Ifigenia,
avvenuto sicuramente in finzione. Ma sotto la finzione e’ in gioco la
*realta’* della legge degli uomini in contrasto con la fideistica
obbedienza all’imperscrutabile volonta’ di Dio. Qui si tenta di sminuire
la drammaticita’ di questo contrasto, adducendo come attenuanti
considerazioni che attengono all’interpretazione di un’incerta
storiografia e che rende fittizie le stesse attenuanti. Come il
passaggio da una rude “religio arcaica” coi suoi sacrifici umani, a
quella addolcita del Nuovo Testamento. Dall’uccisione di un uomo
all’uccisione di un innocente agnellino! Come se una prova di fede fosse
contrattabile al mercato della carne! Quanto costa oggi la vita di
Isacco ai mercati generali? E quanto costa un chilo di agnello? Quanti
agnelli occorrono per barattarli con la vita di Isacco? Insomma, quanto
costa oggi al chilo la vosta fede ai mercati generali? Sono le vostre
*interpretazioni* fuorvianti ad essere fittizie: sono *illazioni* sulla
fede di un Abramo in finzione, ma lo sono indissolubilmente sulla
*realta* della fede.
Ma infine, signori della corte, la questione e’ se Abramo debba essere
assolto per la fede, o condannato per la legge degli uomini. Dovete
allora avere ben chiaro quale sia la realta’ della fede.
Abramo si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere; chiamero’ allora
a testimoniare per lui il signor Kierkegaard, brevemente, perche’ non si
affatichi troppo: la sua salute e’ assai cagionevole. Prego, signor
Kierkegaard.

Kierkegaard: <> (“Postilla conclusiva non scientifica”)

Chiaro? La fede e’ l’aut-aut tra un si’ o un no, che prescinde
assolutamente da quello tra il vero e il falso. E’ l’irrazionalita’ che
contraddice la razionalita’ con cui dovete giudicare. E se dovete
giudicare, allora dovete farlo secondo quella delle leggi umane. Per
questo io dichiaro Abramo colpevole e ribadisco la richiesta che gli sia
comminato il massimo della pena.

PERRY MASON : SIGNOR GIUDICE, chiedo una sospensione di alcune ore del processo per poter studiare dovutamente gli atti addotti dal mio dotto collega e la di lui testimonianza di codesto danese.
Non vorrei, altresì, far sfoggio di altrettanta erudizione citando l’adorato Shakespeare che “C’è del marcio in Danimarca”. Ma tant’è.
Mi riservo di provarlo, quindi, nel pomeriggio, se Vostro Onore vorrà cortesemente aggiornare la seduta. Grazie Signor Giudice.

PM ABELARDO : La richiesta dell’avvocato Mason e’ accettata. La seduta e’
momentaneamente sospesa.

PERRY MASON :Signori della corte, dopo aver attentamente vagliato le istanze e il testimone di accusa del mio esimio collega, grazie all’aggiornamento pomeridiano della seduta, mi appresto anch’io a chiamare su questo banco dei testimoni un altrettanto illustre dotto di questioni umane al fine di poter giungere ad una equa sentenza che, concordo con la mia illustre controparte accusatrice, “… se dovete giudicare, allora dovete farlo secondo quella delle leggi umane.”

Mi appresto a chiamare quindi su questo banco dei testimoni il sommo AUGUSTE COMTE

(ndr : …a questo nome pare che la folla si sia accapigliata per il forsennato acquisto di pop corn e Cocacola al fine di godersi appieno lo spettacolo che si profilava)

“Tutte le nostre speculazioni, quali che siano, sono inevitabilmente soggette, sia nell’individuo che nella specie, a passare successivamente attraverso tre stati teorici differenti, che le denominazioni abituali di teologico, metafisico e positivo, potranno, qui, sufficientemente qualificare, per quelli, almeno, che ne avranno ben compreso il vero senso generale.

Sebbene prima indispensabile, sotto tutti gli aspetti, il primo stato deve ormai essere concepito come puramente provvisorio e preparatorio; il secondo, che non ne costituisce in realtà che una modifica dissolvente, comporta solo un ruolo transitorio, per condurre gradualmente al terzo; ed è questo, il solo pienamente normale, a costituire, in tutti i modi, il regime definitivo della ragione umana.

Avendo spontaneamente constatato, in questi esercizi preparatori, l’inanità radicale delle spiegazioni vaghe e arbitrarie proprie della filosofia iniziale, sia teologica che metafisica, lo spirito umano rinunzia ormai alle ricerche assolute che convenivano solo alla sua infanzia La logica speculativa era fino ad allora consistita nel ragionare, in modo più o meno sottile, secondo principi confusi che, non comportando nessuna prova sufficiente, suscitava sempre dibattiti senza esito.

Essa riconosce ormai , come *regola fondamentale*, che, ogni proposizione che non è strettamente riducibile alla semplice enunciazione di un fatto, particolare o universale, non può presentare nessun senso reale ed intelligibile”

Grazie Signor Comte. Si può accomodare.

Ordunque, giunti a questo punto, Signori della corte, voi avreste l’ardire di condannare al massimo della pena un fanciullo garrulo e ignaro, agli albori della propria esistenza, solo perchè crede nel suo “amico immaginario” ?

Sareste così crudeli ? Spietati ? Cinici ?

Perdonatemi ma la stima che nutro per le vostre auguste persone me lo impedisce.

Mi rimetto quindi, senza esitazione, al vostro salomonico giudizio.

Grazie

PM ABELARDO : Signori, con questo intervento mi limitero’ a dimostrare l’irrilevanza
per questo processo della testimonianza del qui presente monsieur Comte.
Il pur lodevole tentativo dello stimato collega Mason e’ teso ad
ottenere per l’imputato la semi-infermita’ mentale, se non totale, sulla
base della teoria comtiana dei tre stadi di sviluppo del pensiero
scientifico, che caratterizza l’evoluzione umana. Ma questo
comporterebbe, a riprova di tale teoria, un’approfondita analisi della
psicologia dell’imputato, quando lo stesso Comte non riconosce la
psicologia come disciplina scientifica. A supporto di cio’ chiamo a
testimoniare mister J.S.Mill, che conosce bene il pensiero di Comte,
avendone divulgato il pensiero in Inghilterra.
Prego mister Mill, ci dica cosa pensa monsieur Comte della psicologia.

Mill: <> (“Sistema di logica”)

Sufficiente mister Mill, grazie, si accomodi.
Come si puo’ allora, signori, attribuire seriamente all’imputato
un’incapacita’ di intendere e volere, un’incapacita’ di discernere il
bene dal male? Per di piu’ estendendo tale incapacita’ a tutti i popoli
antichi in generale. A meno che non prendiamo in seria considerazione
l’astrologia come scienza! Del resto anche il nostro Vico teorizzo’ tre
eta’ nell’evoluzione dei popoli, di cui la prima, che chiamo’ “eta’
degli dei”, caratterizzata dai miti religiosi primitivi. Ma mai egli si
sogno’ di affermare che i popoli antichi erano incapaci di conoscere il
bene e il male.
Concludo percio’ chiedendo che la corte non tenga in considerazione, in
quanto irrilevante, la testimonianza di monsieur Comte.

PERRY MASON : Devo dare atto, Signori della corte, che il mio collega è così abile che sarebbe in grado di far passare Berlusconi per una reincarnazione di Madre Teresa di Calcutta.

[applausi e sghignazzi dal fondo dell’aula, interrotti solo dalla
minaccia del giudice di farla sgomberare]

Quindi riprendero’ la mia arringa andando direttamente al centro del discorso. Se oggi siamo qui, infatti, in quest’aula di giustizia, ciò lo dobbiamo, tra i primi, proprio al mio assistito.

Se siamo, cioè , animati da principi etici in base ai quali il Diritto e la libertà d’ogni singolo individuo devono essere tutelati, le vittime vanno soccorse e protette, è grazie anche al mio assistito che è sorta questa nuova alba per l’umanità.

L’intero orizzonte ideologico della cultura contemporanea è infatti costruito intorno alla centralità della vittima : le vittime della Shoa, le vittime del capitalismo, le vittime delle ingiustizie sociali, delle guerre, delle persecuzioni politiche, del disastro ecologico, delle discriminazioni razziali, sessuali, religiose.
È soprattutto la tradizione, prima giudaico-biblica del mio assistito, poi quella cristiano-evangelica, che hanno posto questa vittima innocente al centro del nostro orizzonte discorsivo.

Sì, perché, Signori della corte, quel cristianesimo, apice di quel lungo cammino evolutivo che ha nel mio assistito uno dei suoi precursori, non è una religione in senso proprio, ma il principio di destrutturazione di tutti i culti arcaici poiché la religione, e dicendo questo chiedo che sia messo agl’atti, è innanzitutto un *sapere sulla violenza degli uomini*.
E di che cosa è accusato il mio assistito ?
Proprio di questo : di una mano fermata da Dio mentre stava per abbattersi ad uccidere il proprio figlio.
L’abominio massimo.

Ora però, Signori della corte, ci troviamo di fronte , stante queste premesse, ad una plateale contraddizione logica (sic…)
Può una persona di fede ferrea come il mio assistito essere in contraddizione con l’assioma di base della religione stessa ?
Quel principio, cioè, per cui la religione è innanzitutto un sapere sulla violenza degli uomini.
Vi invito a riflettere su questa contraddizione !

………………
………………

No che non può, Signori della corte e Signori giurati.
No che non può, Signor giudice.
E ovvio, quindi, che dovremo indagare ben oltre le apparenze che vedono solo una mano levata al cielo nell’atto di colpire; guardare a tutto questo con l’occhio dell’intelletto e non solo vedere quell’immagine di orrore di quel pugnale che sta’ per abbattersi su di un innocente.

L’assioma di base per liberarci da questa contraddizione è quella di guardare l’uomo e la storia, pur anche quella religiosa, in un contesto di *permanenza evolutiva*, senza, cioè, attribuire delle caratteristiche immutabili come alla natura umana così a quella religiosa.

Niente di ontologicamente stabile ma uno sviluppo che procede in maniera molto lenta e faticosa.

Di ciò è parte integrante quel *meccanismo sacrificale* di cui osserviamo qui solo la superficie nel gesto del mio assistito, ma ne ignoriamo, bellamente, gli ingranaggi che lo hanno generato e il perché.

Gli ingranaggi che lo hanno generato, contrariamente alle apparenze, era dire BASTA ai sacrifici umani !!!

Questo è l’ incessante sotto testo che pervade il tutto.

Signori della corte…con la morte di Dio è decaduta oramai quella visione arcaica che affondava le radici della religione in quel l’irrazionale a cui bisognava aderire per fede.

Non è più cosi, Signori della corte, signori giurati, signor giudice.

Quel Dio è oramai solamente morto per sempre.
Perché la “secolarizzazione” e sostanzialmente il prodotto del cristianesimo che non è altro, in ultima istanza, che *la religione dell’uscita d’ala religione*, e quindi non abbisogna di nessuna fede ma di una ragione lucida e nient’altro; e in questa nuova realtà addivenire quindi alla sua definitiva conciliazione con la laicità.

Quindi, Signori della corte, chiedo che il mio assistito sia non solo scagionato da ogni infamante accusa, ma si altresì riabilitato a pieno titolo con tutti gli onori che gli competono come un capostipite di questo lungo cammino dell’evoluzione umana e religiosa che ne fanno, altresì, un inconfutabile benefattore dell’umanità.

Grazie signor giudice, signori della corte e signori giurati.

PM ABELARDO : Signori della corte, non si puo’ dire che al mio collega manchi un sano
senso dell’umorismo, apprezzato da me quanto, ne abbiamo avuto la prova,
dai presenti in quest’aula. A dire il vero non gli manca nemmeno
l’abilita’ di spostare, e vorrebbe che la cosa passasse inosservata, i
termini della questione in modo da favorire l’imputato, fino al punto
addirittura da santificarlo o quasi. Come lo fa? Lo fa, con un aiutino
di Girard, storicizzando tutta la questione e interpretando cio’ che e’
avvenuto prima in base a cio’ che e’ accaduto in seguito. Il risultato
e’ che tutta la sua arringa e’ un sofisma, viziata da un *hysteron
proteron*, che non e’ soltanto un’elegante figura retorica, ma anche un
errore logico, consistente nello scambiare cio’ che viene dopo con cio’
che viene prima. E’ vero, come dice il collega, che la storia e’ sempre
in evoluzione e anche la religione e’ profondamente mutata nel
passaggio, assunto come emblematico, dal Vecchio al Nuovo Testamento; ma
con cio’ e’ forse vero che un delitto compiuto in tempi remoti oggi non
e’ piu’ un delitto? Forse che, per esempio, oggi l’assassinio di Cesare
non e’ piu’ l’*assassinio*, ma la glorificazione di Cesare? Allora, se
un assassinio, la piu’ grave delle infrazioni alle leggi dell’uomo, e’
tale oggi come lo era 2000 o piu’ anni fa, che cosa invece muta
nell’evolversi della storia giudiziaria? La risposta e’ facile: non la
*colpa* muta, ma la *pena* ad essa adeguata. E’ la legge che e’ mutata e
che, dalla rozza legge del taglione, almeno da Beccaria in poi si e’ per
cosi’ dire “addolcita”, e alcuni dicono anche troppo… senza che si
possa dare loro del tutto torto. Ecco allora, signori, il vero dilemma
che ci si presenta: in base a quale norma dobbiamo non dico “giudicare”,
ma *condannare* l’imputato, per un delitto, sia pur sventato,
riconosciuto tale sia ai suoi tempi che ai nostri? Dobbiamo considerare
Abramo secondo i nostri parametri culturali, o “trasferirci” noi, per
cosi’ dire, ai suoi tempi? Noi, tutto questo tribunale, adeguando il
nostro giudizio alla rozzezza della legge del taglione? Ma una via
d’uscita a questo dilemma, che sembra irrisolvibile, c’e’ ed e’
nell’equivalenza delle pene comparate. Come sapete, il massimo della
pena, per un delitto, ai tempi dell’imputato era la morte, come
chiaramente scritto nella Genesi:

<> (Ge, 6)

Per la nostra legislazione il massimo equivalente e’ l’ergastolo.
Pertanto per il delitto va applicata la pena dell’ergastolo secondo le
nostre leggi, pena che equivale a quella di morte secondo la legge del
taglione. Qualcuno potrebbe obiettare che tanto vale, allora, applicare
al caso le nostre leggi senza altre considerazioni di sorta. Ma,
infatti, la comparazione non serve tanto per stabilire l’entita’ della
pena, ma per rassicurarci che la pena stabilita e’ doppiamente giusta:
non solo per i nostri parametri culturali, ma anche per quelli
dell’imputato.
Non diro’ altro, per non annoiarvi oltre, circa quell’espediente
sofistico dell’hysteron proteron, che l’esimio Mason utilizza non solo
in grande, giocando disinvoltamente con le eta’ storiche, ma anche in
piccolo, analizzando con altrettanta disinvoltura l’episodio del tentato
omicidio di Isacco raccontato nella Bibbia. Percio’ concludo, chiedendo,
signori giurati, che l’imputato venga condannato al massimo della pena
prevista per tentato omicidio, secondo il nostro ordinamento
legislativo; e vi raccomando di deliberate con la coscienza
assolutamente tranquilla, perche’ se la condanna e’ giusta per noi, di
sicuro sara’ giusta anche per l’imputato; anzi, data la differenza vista
prima, tra la morte e l’ergastolo, 21 anni di carcere per tentato
omicidio e qualunque sia l’esatto equivalente nel contesto culturale
dell’imputato, senz’altro suoneranno alle sue orecchie quasi come una
concessione di grazia.
Grazie.

PERRY MASON : Ordunque, Signori della corte, è giunta l’ora di far chiarezza una volta per tutte.
Di cosa stiamo qui discutendo ?
La mia somma cultura telefilmica mi ha oramai insegnato che nessun verdetto di colpevolezza può essere emesso se non si rinviene l’arma del delitto.
Dov’è, quindi, “la pistola fumante” ?
…………….
Semplice, non esiste ne è mai esistita.

Non esistono testimonianze indipendenti da Genesi dell’esistenza di Abramo: non è quindi possibile attestare la sua storicità.
Come in genere succede per i testi riguardanti i patriarchi, non si tratta di biografie, né di racconti storici nel senso comune del termine, ma di fissazione per iscritto di tradizioni orali, con ridondanze e contraddizioni.
Di conseguenza, “è ormai ampiamente riconosciuto che il cosiddetto «periodo patriarcale/ancestrale» è un costrutto letterario susseguente, e non un periodo della storia reale del mondo antico.

Gli studiosi biblici hanno confinato il personaggio nel *MITO*, negandone una sostanziale veridicità storica.

Ordunque, Signori della corte, come ebbi già modo di dire il mio augusto collega è si abile a tal punto di esser in grado di far passare il porco per innamorato di Sant’Antonio, e non il contrario. Ma lo far passare Madre Teresa per sgualdrina lasciva dei bordelli di Calcutta è assai arduo anche per la sua illuminata cervice.

Eppur e quel che qui egli tenta : di far passar cioè il mio maestreo Girard per un volgare retore enunciante una successione di eventi nell’ordine cronologico inverso, per dare risalto all’informazione più importante o per conseguire un particolare effetto espressivo…. QUANDO,… ben lungi dall’ipocrita “Histeron Proteron” ei….e sottolineo EIIIIIIIIIIIIII….appellato è financo dall’augusta universitade di Cambrige come il *NOVELLO DARWIN”!!!!

(“Oooooooo…” è il brusio stupefatto del pubblico presente. NdR)

Ebbene sì, NOVELLO DARWIN, altro che “Histeron Proteron”, signori miei !!
Ma non vi tedierò ulteriormente declinandone le ragioni ma altresì confidando nella vostra cultura.

Onderagion per cui quanto precedentemente esposto nella mia arringa girardiana resta a tutti gli effetti non solo pertinente ma sommamente giusta.

Ribadisco, quindi, infine, che siamo di fronte ad un benefattore dell’umanità.
E non mi dilungo…ma vi ricordo soltanto, quando sarete in camera di consiglio, non certo per interferire con il vostro aulico giudizio, che…
“DIO VI VEDE…BAFFONE, O CHI PER ESSO…NO !!!”
Ho terminato. >:(

PM ABELARDO : Signori della corte, Vostro Onore… saro’ breve.
Del tutto specioso da parte del mio illustre collega infastidire Mr
Darwin, tirandolo per la giacchetta alla sua causa. Quando qui e’ in
gioco semplicemente la corretta collocazione logica e temporale degli
eventi, non certo la teoria dell’evoluzione. Si possono infatti
scambiare tra di loro gli effetti con le cause? E si puo’ forse pensare
che l’angelo fermi la mano di Abramo, prima che costui manifesti la sua
volonta’ omicida? Per non parlare della “pistola fumante” che non si
trova, quando si tratta di un coltello che non fuma e la pistola non era
stata ancora inventata?

[brusio di divertita ironia dalla sala, gelido silenzio dei giovani CL]

Naturalmente una battuta, signori, ma non troppo. Certo il collega parla
per metafora, come di certo Girard, il suo nume tutelare, parla per
*interpretazione*. All’interpretazione si puo’ concedere la massima
liberta’, ma non fino al punto di sconvolgere l’ordine logico e
temporale degli eventi, fino a scambiare le cause con gli effetti. E, si
badi bene, sia che gli eventi siano reali, sia che siano immaginari;
badando bene a non confondere i due piani. Si’, perche’ come si fa a
sostenere che il passaggio dal Vecchio Testamento, con i suoi orribili
sacrifici umani, alla mitezza del Nuovo e’ un *reale* muatamento, se il
Vecchio e’ solo finzione? Come fa, per esempio, un criminale a diventare
uomo *realmente* onesto, se prima era un criminale solo in finzione?
Ma il mio collega, e con lui Girad, pretende una liberta’ assoluta per
l’interpretazione. E allora va bene, e’ permesso sconvolgere l’ordine
della realta’ quanto quello delle favole. Che ne dite di Cappuccetto
Rosso che sposa il Lupo cattivo e vissero felici e contenti??
Suvvia, signori giurati, deliberate severamente e secondo logica, sulla
base dei fatti; e se i fatti sono in finzione, Abramo in finzione,
l’angelo e Dio stesso in finzione e tutto questo tribunale e’ in
finzione… ebbene deliberate severamente in finzione!!
E non badate alla larvata minaccia dell’abile Mason, in perfetto stile
vetero-democristiano. Perche’ se e’ vero che in camera di consiglio vi
vede Dio e non Baffone, c’e’ sempre l’interpretazione di Girard che vi
salva le chiappe dal giudizio severo di Dio.

[la sala rumoreggia divertita…]

Hem, chiedo scusa per l’espressione plebea, Vostro Onore; mi e’ sfuggita
e chiedo che il cronista in sala non la riporti a uso di girnalisti e
giornalai. Ho finito, grazie.

PERRY MASON : Signori della corte, se ho ben udito il mio augusto collega mi accusa di essermi sol dilettato di “INTERPRETAZIONI”, che parmi qui si vuol esser atei e fideisti al contempo. Atei per accusar e fideisti per provar le accuse.

Orbene,…allooooooraaa….CHIAMO QUI A TESTIMONIARE IL PRINCIPE DELLE “INTERPRETAZIONI”…ma che dico “il Principe”…IL RE, IL MONARCA, l’autoritade maxima de le codeste “INTERPRETAZIONI”
Lo appello, ordunque, perché faccia giustizia di cotal insinuazione…. LUI, IL VATE…..GIANNI VATTIMO !!!!!

(Woooooooowwwwww esclamò la folla sbalordita N.d.R)

“Prima di tutto devo testimoniare che Girard è alla base della mia conversione e, quindi, ha dei meriti, anche se non so fino a che punto sarebbe contento di sapere a cosa mi ha convertito…(sebbene) il mio nichilismo non si riassume nella tesi che non esistono verità.
Scoprire Girard voleva dire che Gesù era venuto per svelare qualcosa che le religioni naturali non avevano svelato e che consisteva nella rivelazione del *MECCANISMO VITTIMARIO* (evidenziazione del redattore) che sta alla base delle stesse. Rivelazione che ci ha consentito di minare e alla fine dissolvere numerose credenze che erano proprie delle religioni naturali.
Con il divino possiamo entrare in rapporto solo se ne accettiamo l’insuperabile essenza MITICA: di racconto, di SIMBOLO, che cade fatalmente sotto i colpi di qualunque “matematico impertinente” quando vuole valere come unico e supremo principio razionale.
Ecco, quindi, che posso terminare questa mia sintetica testimonianza affermando che ….”Grazie a Dio sono ateo !”

Grazie, Esimio professore.

Quindi nel ribadire per l’ennesima volta il PRIMATO MITICO dove tutte le grandi scene della Bibbia vanno nel senso dell’a­bolizione o della diminuzione della violenza contro l’uomo, sul model­lo del mancato sacrificio di Isacco nell’Antico Testamento, sostituito all’ultimo momento da un monto­ne, lascio a questa augusta corte il dovere di esprimere una sentenza che sappia riconoscere codesto sottotesto che presiede al tutto e ne rende inconsistenti le accuse.

Grazie Signori della corte, Signori giurati, signor Giudice

PM ABELARDO : Signori della corte, devo sinceramente ringraziare il mio esimio
collega, perche’ non tanto il suo commento, quanto la testimonianza del
prof. Vattimo, mi permette di essere un po’ piu’ breve del solito.
Infatti la testimonianza del professore, incautamente fatto intervenire
con l’intenzione di alleggerire la posizione processuale dell’imputato,
si rivela un clamoroso autogol. Infatti l’aver scoperto il “meccanismo
vittimario” e’ l’aver scoperto il meccanismo “nella sua insuperabile
essenza MITICA”, per citare le parole del professore. E, per continuare
con le sue parole, il mito fatalmente cade sotto i colpi di qualunque
“matematico impertinente”, con evidente riferimento un po’ polemico
all’ateo fondamentalista professor Odifreddi. In realta’ non occorre
essere ne’ matematici ne’ impertinenti, bastano le considerazioni
ispirate a una comune logica (che ho ampiamente illustrato e con cui
spero, signori della giuria, di avervi convinto), per comprendere che
interpretare un episodio *nella sua interezza* come mito non implica
snaturare la funzione simbolica che ogni *singolo* personaggio svolge in
tale mito. Neppure ben sapendo che quella di Cappaccetto Rosso e’ una
favola puo’ *assolvere* come favola il Lupo Cattivo che simboleggia il
male; e nel mito Abramo e’ un assassino in potenza, che non puo’ essere
assolto per il reato che simboleggia. Altrimenti, egregi signori, tanto
vale che con libera interpretazione assolviamo Caino e condanniamo Abele
o, perche’ no?, santifichiamo anche Giuda Iscariota!
Grazie della vostra attenzione, signori della corte.

PERRY MASON : Signori della corte…mi corre l’obbligo de lo specificar ulteriore ciò che abbiam, lasciatemelo dire, fin qui faticosamente assodato…(il pubblico assente col capo guardandosi tra loro…ndr), che di MITO si tratta, stante anche il vociar insensato della plebe, pur anche vegana, che par essersi accodata al mio pur sempre augusto collega.

La particolaritade de lo MITO giudaico-cristiano, per contro a tutti li precedenti, si erge per esser verbo de *la vittima* e non de lo carnefice.

Cosa cambia ?
TUTTO, Signori della corte !!!!

Ordunque la plebe, aizzata come tutt’ora da politici corrotti, contro, che so’…i”fascisti”, e subitamente costoro rispondon all’appello accoltellando il primo “rosso” malcapitato, avvien quello che pur anco nell’arte medica succede quando lo criminale “untore” diffonde la peste : IL CONTAGIO !
Liberato da codesti irresponsabili “il male”, esso ora si propaga veloce come un fulmine e grandina odio a destra e a manca (ogni riferimento al presente è puramente casuale ?) con l’unico scopo della reciproca destrudo.

Ordunque, Signori della corte, come si fa ad arginare il dilagar de la violenza innestato da codeste “balordin” persone ?

Ciò si compie nell’acchiappar uno meschino, meglio se negro, storpio o pezzente, su cui convergere l’odio di tutti verso tutti.
Ora, quindi, che entrambi li contendenti odiano lo terzo come si odiavan tra loro, il gioco è fatto.
Resta sol da immolar lo malnato e la pace regnerà per qualche tempo, giusto fin al prossimo “contagio”.
Questo è ciò che è sempre stato fin dal sorgere dei tempi.
Se tutti odiano uno solo, non si odiano tra loro. Elementare Watson !
La “volontade di potenza” s’acqueta e torna lo sereno.

Ma venne il giorno che qualcun s’accorse de lo diabolico inganno e rivelò l’innocentade de la vittima sacrificale.

Prima debolmente, lo MITO di Abramo mio assistito, poi fortemente, il Cristo in croce.

Da quel tempo la vittima UMANA non poté più esser sacrificata impunemente, che ne rimase traccia sol nella bestiola, che lo diabolico trucco che ne occultava l’innocenza fu disvelato.

“Vidi Satana cader come la folgore” proclamo, in tempi recenti, il genial “novello Darwin” che, come lo suo predecessor affermò che fummo scimmie senza esserci mai stato bensì sol DEDUTTIVAMENTE, così il mio adorato maestro a tal guisa dedusse anch’egli il segreto celato “Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo”, per far sì che, scimmie come tutt’or par che siamo, seppur “Liberi e uguali”, non ci sterminassimo tra noi già da vetusti tempi.

Quindi, e concludo qui per amor di brevitade, equiparare lo MITO a una semplice “fola”, non pertiene al “sottosuolo” medesimo, per dirla come il sommo Dostoewskj; ne tantomeno il singolo SIMBOLO può essere enucleato dal di lui contesto, quasi che l’Otello dell’augusto Shakespeare possa esser pareggiato ad un volgar femminicida, e che della di lui grandezza possa appropriarsi impunemente il plebeo assassino.

Grazie, quindi, or che son giunto al termine della mia arringa, Signori della corte, che anco codesto dì di festa avete sacrificato alla dea Dike.
Vada a voi il mio ringraziamento e la mia reverenza.

Ho terminato.

PM ABELARDO : Concluse or dunque il difensor l’arringa,
con aulico loquir in stile antico.
Tempo e’ allor che ‘l discorso si stringa,
ne’ altro ho da dir oltre a cio’ che or dico:
crimine e mito, di cio’ facciam caso,
quando non son del medesimo ufficio.
Lasciamo allor di prenderci pel naso
e faccia giuria chiaro lo iudicio.

PERRY MASON : Esimio collega, nel salutarla mi corre l’obbligo di esprimere tutto il mio apprezzamento per questo divertentissimo e stimolante modo di dir la verità scherzando. La formula del processo spero possa essere ripetuta che non trovò modo migliore per un confronto di idee più civile e pacato. Era fa tempo che non mi diversivo tanto.
Grazie ancora e…AI POSTERI L’ARDUA SENTENZA !! 🙂

PM ABELARDO : Ciao, e’ stato un piacere anche per me:-)

Perry Mason & Abramoultima modifica: 2018-05-09T20:04:24+02:00da allan11
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