FILOSOFIA E RAZIONALITA’ CRISTIANA

PROGRESSISTI
Che branco di stupidi,
che vogliono cambiare il mondo ignorando tutto di se stessi

LIBERTA’
La Libertà non è fare ognuno a modo suo, fuori,
ma sapere come siamo fatti tutti uguali, dentro,
perché il Desiderio è uno soltanto

La cristallizzazione del dubbio ha come unico risultato certo la nascita di un idiota relativista

L’IDIOTA RELATIVISTA & LEVINAS
L’idiota relativista dubita, dubita, lui dubita su tutto. Certo, nasciamo biologicamente determinati, maschi e femmina, ma appena inizia a pensare inizia a dubitare. Saro maschio o sarò femmina ? Certo, biologicamente e scientificamente lo sono, ma…chissà. Oltre questi meri dati di carattere materiale autoevidenti il senso di tutto ciò è smarrito e naufragato, colando a picco sul fondo del più abissale e misterioso oceano di incertezze.
Però, pensandoci… bene, anche l’idiota relativista una certezza ce l’ha. Che solo la sua, di verità, sia indiscutibile. Il dubbio, cristallizzandosi, diventa l’unica verità. Il dubbio assurge così ad unica verità inconfutabile. Conclusioni, mai. Solo dubbi. Ma mai su se stessi.
L’idiota relativista è così
Nega la possibilità di assumere un punto di vista veritativo sulla condizione umana e si limita ad affermare la verità di ogni punto di vista preso per se stesso e quindi la sua ineluttabile verità
Ma le cose non stanno così.
Per accorgersene, però, non bisogna partire dai “massimi sistemi” e, da lì, discendere alla eventuale sostanza della “natura umana”, ma il contrario.
Salire dallo studio del singolo uomo per cogliere ciò che accomuna tutti.
La cultura contemporanea è invece ancora intrisa di Idealismo come prima e più di prima.
Non si è spostata di un solo millimetro dall’800 né tantomeno se ne è distanziato il più grande filosofo del ‘900, Heidegger, il cui Dasein “non mangia mai”, come acutamente rileva Lévinas, che è però un Fenomenologo e non un Idealista.
E il presente, con Heidegger, si dibatte invece ancora nell’idealistico Essere senza andare mai oltre, in quell'”Altrimenti che essere” dove si spiega come la “natura umana” esista, eccome, e ha una profondità abissale e dove, solo là, se ne ritrova tutto il suo senso infinito.
Ma l’idiota relativista prospera sull’ignoranza dei più.
C’è tutto un altro mondo dove il Bene trionfa.
Ma è un mondo difficile e faticoso da raggiungere.
Bisogna studiare veramente molto per capirlo anche solo un po’.
Ma è l’unica cosa che resta da fare se non si vuole morire in compagnia dell’idiota relativista.

CUM-PRENDERE
All’interno della misteriosa metamorfosi del pensiero levinassiano, la femminilità reciterà un ruolo tutt’altro che marginale…
Il femminile appare dunque come alterità, trascendenza, ovvero come ciò che rompe la continuità della luce (quindi il dominio del soggetto conoscente);… L’io, l’ipostasi è libertà, l’esistente è padrone della sua esistenza e, elemento ancora più rilevante, questo dominio è maschile…«L’ipostasi del soggetto, dunque, si presenta come “virilità”, “fierezza” e “sovranità”»…. il femminile, infatti, ci permette di leggere la realtà in termini di molteplicità negando così la possibilità di convertire un termine nell’altro….La differenza dei sessi non è neppure la dualità di due termini complementari, poiché due termini complementari presuppongono una totalità pre-esistente. […] L’altro in quanto altro non è qui un oggetto che diventa nostro, o che finisce per identificarsi con noi, esso al contrario si ritrae nel suo mistero. […] La trascendenza della femminilità consiste nel ritrarsi altrove, movimento opposto al movimento della coscienza, ma non è, per questo, inconscio o sub-conscio, e non vedo altra possibilità se non quella di chiamarlo mistero….il femminile si presenta come l’«alterità per eccellenza», il «mistero» che sfugge ad ogni tentativo di presa della coscienza intenzionale…Il femminile, infatti, rappresenta la «trascendenza temporale di un presente verso il mistero dell’avvenire»; …il femminile è dunque un «modo di essere che consiste nel sottrarsi alla luce, un modo di esistere nel nascondersi del pudore»….Viene spontaneo chiedersi, dunque, se il semantema del femminile nell’itinerario del pensiero di Levinas non nasconda un significato più alto rispetto alla semplice analisi socio-politico-culturale che De Beauvoir gli riserva.

…l’idea d’infinito che produce desiderio assume l’aspetto del volto…

LA GRANDE ANIMA LEVINASSIANA
La terra che crediamo nostra in realtà appartiene a Dio, noi siamo soltanto degli stranieri, le nostre case sono alloggi di passaggio e i proprietari sono originariamente degli inquilini: nulla è effettivamente in nostro possesso……….. La precedenza dell’accoglienza e del raccoglimento è la femminilità stessa: il femminile è, dunque, presentato da Levinas come interiorità….Se posso donare, amare, uscire da me fino a negare me stesso è perché qualcuno mi ha amato in modo pre-originale, amo perché sono amato; quel qualcuno è l’essere femminile che, da alterità trascendente e distante (Il Tempo e L’Altro), diviene ora presenza silenziosa nella dimensione interiore del soggetto, ……la via che traccia il femminile è quella che porta ad una trascendenza all’interno dello stesso Io……La soggettività è divenuta così responsabilità, risposta possibile a partire da un’accoglienza silenziosa, diremmo quasi misteriosa, quella del femminile: «accoglienza per eccellenza» e condizione dell’etica stessa. Indicare l’essere femminile come il «pre-etico» non significa evidenziarne una mancanza (il non accesso all’etica), bensì riconoscere il ruolo di primo piano che la femminilità recita nell’opera levinassiana. Se l’etica è il fondamento del senso e la realizzazione stessa dell’autenticità dell’umano, allora la femminilità, essendo la condizione dell’accoglienza, dell’ospitalità e della responsabilità, diviene il nucleo della stessa identità dell’uomo; essa, infatti, è alla base della metamorfosi della nuova soggettività che Levinas propone. La femminilità, dunque, appare nell’itinerario del nostro autore come la via che conduce alla ridefinizione stessa dell’umano.

L’ALTRO & GLI ALTRI
La relazione etica è una relazione a due.
L’universalità della responsabilità riguarda Altri nella sua interezza, non la totalità de «gli» altri. È una responsabilità, si può dire, intenzionata verso una seconda persona singolare, non plurale.

https://mondodomani.org/dialegesthai/et01.htm
http://www.psicoanalisinews.it/la-psicoanalisi-intersoggettiva/

Noi siamo perché voluti da un Bene superiore che ci precede…e il Desiderio in noi ha in ciò le sue radici, volenti o nolenti

https://mondodomani.org/dialegesthai/mdb01.htm

Dal singolo, all’intersoggettivo, all’Universale e non dall’Universale (astratto) al sociale, al singolo relativista

GIRARD & LEVINAS

“Negli ultimi decenni, uno dei tentativi più radicali e fecondi di reinterpretare la logica della salvezza cristiana è venuta dagli studi di carattere antropologico di René Girard. A partire da La violenza e il sacro del 1972 …ma l’assenso di Girard sembra fermarsi all’affermazione di principio…. La domanda diventa tipicamente filosofica, perché il problema in gioco non riguarda più i meccanismi e le dinamiche che costituiscono la civiltà umana, ma il senso dell’umano che potrebbe frantumare e riorientare queste dinamiche. Tuttavia, quanto è forte il desiderio di dare risposta a questa domanda, tanto è decisa la ritrosìa di Girard nello spostarsi — per dirla semplicemente — da un piano antropologico-culturale ad uno antropologico-filosofico. ……. è Levinas il punto di riferimento più opportuno per una tale filosofia «capovolta»…… la filosofia di Levinas non è certo «narrata» dal punto di vista dei persecutori e conosce bene quanto il perseguitato sia innocente….. il Bene al di là dell’essere non può appunto essere espresso in termini di «essere», perché ad esso anteriore,……qui Levinas usa l’immagine della «traccia» per indicare ciò che rimane in qualche modo dicibile e pensabile:…..Dio può parlare all’uomo solo umiliandosi; ma proprio per questo egli può rivolgersi soltanto a chi, come lui, si umilia….la trascendenza della verità che si umilia si manifesta nel volto del prossimo che è la traccia dell’Infinito…

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Lo stesso Girard ha del resto talvolta espresso simpatia nei confronti di Levinas: «Il grande filosofo Emmanuel Levinas citava sempre una frase del Talmud che è molto vicina allo spirito di quanto vado dicendo, una frase umoristica, tipica di quella tradizione: se sono tutti d’accordo nell’accusare qualcuno, rilasciatelo — vuol dire che costui è innocente. L’unanimità accusatrice è sospetta in quanto tale! Essa suggerisce l’innocenza dell’accusato» ….. entrambe intendono essere riformulazioni esattamente dello stesso carattere dell’etica biblico-evangelica. Il secondo è più complesso, e riguarda il carattere «maschile» che in controluce attraversa in entrambi gli autori la connotazione della violenza…. …In Levinas il carattere «maschile» risulta soltanto per contrasto, dalla connotazione femminile che egli ripetutamente attribuisce alla sostituzione, tappa finale dell’evoluzione di un’idea di femminilità misericordiosa vista come dimensione di passività essenziale ad ogni essere umano Sarebbe difficile tentare un bilancio, sia pure provvisorio, del contributo che sia Girard sia Levinas, sia isolatamente sia congiuntamente, porgono problematicamente alla dogmatica cristiana”

https://mondodomani.org/reportata/salmeri01.htm

FILOSOFIA E RAZIONALITA’ CRISTIANAultima modifica: 2017-10-23T01:22:54+02:00da allan11
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