IL CORPO “INDOSSATO”

Il ricorso husserliano al concetto di corpo vivo ci permette di uscire dal rischio di reificare la nostra stessa identità corporea. Le diverse parti del mio proprio
la mente incarnata, corpo, nei suoi aspetti motori, negli organi che lo compongono, non sono quindi semplici oggetti assieme coordinati, ma formano un tutt’uno che è il soggetto intenzionale. Un Sé che non ha altro strumento per conoscere ed essere conosciuto dal Mondo che i dispositivi e le tecniche che il corpo mette a disposizione. Esiste una forma di consapevolezza corporea preriflessiva, per cui non è necessario, ad esempio, concentrarsi su dove sia posizionata una mano per avere consapevolezza di dove essa sia. Il corpo vissuto è primariamente il centro delle esperienze e solo secondariamente è un oggetto delle stesse. Tuttavia la nostra esperienza riguarda entrambe le modalità, nel toccarmi una mano con l’altra, la prima, che viene toccata è (anche) Körper mentre l’altra fa da Leib.
Il Leib è il centro originario della mia praxis nel mondo
La costituzione dell’identità non può prescindere dalla relazione continua con l’Altro , nella costituzione di una soggettività intermonadica. In conseguenza di questa considerazione, se lo studio fenomenologico della corporeità presuppone che la mente sia incarnata e che non si possa concepire un Sé che non sia corporeo, la condivisione della realtà nei presupposti dell’intersoggettività e del mondo comune si declinerà di conseguenza come intercorporeità.
Ecco che il corpo, nostro, proprio e vivo (vissuto), acquista un’ulteriore importanza, soggetto delle nostre azioni e anche modo in cui possiamo essere scoperti dagli altri. L’intercorporeità diviene così la fonte principale di conoscenza (attiva e passiva) che abbiamo del mondo, lo spazio delle relazioni, dell’apprendimento, della stessa emotività. Ulteriori conferme a questa modalità di relazionarsi intercorporea ci viene dalle neuroscienze.
Il meccanismo di risonanza motoria dei neuroni a specchio, originariamente scoperto nel cervello della scimmia e in seguito scoperto anche nel cervello umano, è verosimilmente il correlato neurale di questa facoltà umana, descrivibile in termini funzionali come “simulazione incarnata”.
Cosa accade nell’incontro di corpi? L’Altro ci viene presentato come corpo, come carne. Il corpo vivo altrui, pur dandosi nel mondo delle cose, non è un semplice oggetto, si presenta sì come corpo fisico, ma a differenza di un semplice manichino, è Leib. Il corpo non gode di una libertà totale o totalizzante, ma è ben regolato dal contesto, non può prescindere dall’uso di tecniche, di sue proprietà (camminare, essere dotati di caratteri sessuali, avere connotati fisici o sensoriali) che non limitano la sua libertà ma la connettono ad una situazione e in definitiva al mondo. Appare quindi impossibile, se non per mero esercizio intellettivo, essere altro che corpi incarnati, sia soggetti delle (proprie) esperienze che oggetti che si danno nell’altrui mondo delle cose: carne. Diversamente dal corpo, infatti, la carne così intesa non può mai dirsi propriamente di qualcuno, ma appare anzi abitata da una generalità – e quindi da una possibilità di alterità – che come tale la rendono inappropriabile.
Cosa accade quando l’identità legata al nostro essere corpi incarnati entra in crisi? Quando si disancora la presenza dal corpo, quando lo stesso diventa, da corpo incarnato, corpo oggettualizzato?
Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto
Forse l’essenza dell’alienazione è da ricercarsi proprio là dove il corpo non rinvia ma trattiene, dove è vissuto come l’impedimento da superare per essere al mondo, quell’impedimento che ciascuno può diventare a se stesso nel momento in cui si nega come apertura originaria. Nella psicopatologia, vedremo nei prossimi capitoli, si aprono veri conflitti con la propria identità corporea, ricacciata nell’alterità. Affamare il proprio corpo è il mezzo, ad esempio, attraverso cui la ragazza anoressica riesce a fronteggiare il se stesso corporeo, avvertito ormai come altro da sé. Nel disturbo dell’identità concernente l’integrità corporea, in maniera parallela, la persona vive il proprio corpo come un oggetto disabitato, di cui è possibile reimpossessarsi solo attraverso la automutilazione.
Nella sessualità il corpo si rivela pienamente e si costituisce in Leib, comunicando, nei modi più diretti, con la corporeità dell’Altro. Nel transessuale, invece, il corpo si estranea dall’Io, ostacola ogni valida apertura, viene colto nella dimensione dell’avere (del corpo-che-ho), si cosifica, si reifica, è Körper e non Leib.
Adattare il Körper, a fare realtà dell’immaginazione e con questo atto ritornare a una coincidenza tra il corpo vissuto e il corpo anatomico non è guarigione ma follia in libera uscita solamente.
POST SCRIPTUM
Nel percorso di depatologizzazione delle varie declinazioni di una sessualità anormale si ricorre immancabilmente al PRIMO Freud, quella del *polimorfismo sessuale* ignorando al contempo tutto il resto…ad iniziare dal concetto di IDENTIFICAZIONE, attraverso quelli di evoluzione, stadi sessuali, castrazione eccetera che culminano infine il quel concetto di GENITALITA’ (ovvero genitorialità, ovvero un uomo e una donna soltanto) fondamentale per una lettura non partigiana ma intellettualmente onesta.
Su detto polimorfismo sessuale si innestano solamente quelle del capostipite del pensiero Gender, Robert Stoller, e con queste si distorcono non solo la teoria di Freud ma anche il pensiero di Husserl, per giungere poi ad uno zibaldone incongruente dove “di notte tutte le vacche sono nere”.
Uno sconosciuto americano come americane sono le vere ragioni di detta depatologizzazione, in un sistema sanitario come quello americano che si fonda sulle assicurazioni private, e solo se esiste un percorso diagnostico e terapeutico chiaro sono permessi i rimborsi da parte delle assicurazioni.
Ora, nella difficoltà di “un percorso diagnostico e terapeutico chiaro” che, in altre parole renda garantita la “guarigione” sempre aleatoria, hanno buon gioco le riforme, come già quella psichiatrica italiana, di cotanto successo solo perché A COSTO ZERO; cioè eliminando il problema alla base.
Tutto ciò ignorando volutamente gli studi che riportano i casi di insoddisfazione rispetto all’intervento chirurgico e alcune ricerche con follow up di svariati anni che suggeriscono la presenza di un maggior rischio di comportamenti suicidari o comunque psichiatricamente rilevanti rispetto alla popolazione generale, negli individui che sono stati operati per riconversione chirurgica del genere.
E infine,se la costellazione dei quadri atipici relativi all’identità di genere può riguardare sia persone biologicamente maschi , sia femmine , ma è tre volte più frequente in individui biologicamente maschi, allora sarà poi di derivazione psichica e non altro !?
Se il transessuale ha una lunga storia di identificazione con il sesso femminile fin dalla primissima infanzia, comportamenti e tentativi di assunzione di ruolo femminile, fino al proclamarsi appartenente all’altro genere, perché non si indaga su questa *identificazione erronea” ma la si spaccia per “normale” ?
Il colmo dell’ipocrisia è che chiamano tutto questo “Amore”

IL CORPO “INDOSSATO”ultima modifica: 2017-09-26T15:07:45+02:00da allan11
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