L’ADOZIONE GAY E’ CONTRO LA RAGIONE E LA CIVILTA’

Come si intuisce da questi brevi richiami, confermati da tutta la letteratura più recente (si veda per esempio il libro di Donna Haraway, intitolato Manifesto cyborg), ciò che è in discussione nel problema della filiazione delle coppie gay è il principio della differenza sessuale come costitutivo della personalità e identità degli esseri umani.

Non si tratta soltanto del dato naturalistico della distinzione fra la riproduzione scissipara dei microrganismi (che danno vita a una forma di clonazione perpetua) e la riproduzione mediata dalla differenza sessuale (che introduce l’idea della nascita e della morte), ma della rappresentazione mentale dell’impossibilità di un’*AUTARCHIA* totale di ciascun essere vivente umano.

La separazione dei corpi della madre e dei figli istituisce già nella forma di consapevolezza emotiva e immaginaria di ciascun essere umano la necessità di riconoscere l’Alterità degli altri esseri umani come *LIMITE* del sé e come limite invalicabile di ogni fantasia onnipotente di autogenerazione.

Se ogni essere umano sa di nascere da una donna, e perciò sa anche di dover morire, la sua configurazione psicosociale ne è profondamente influenzata.

È veramente singolare che mentre studiosi − non solo laici ma dichiaratamente non credenti − si affannano a studiare il rapporto fra il patrimonio ontogenetico e filogenetico di ogni creatura umana, evidenziando come anche strutturalmente ogni persona è “condizionata” non solo dalle combinazioni neuronali ma anche dalle stratificazioni culturali che interferiscono nella propria autorappresentazione, si affermi poi − come fanno i sostenitori delle tesi apparentemente più libertarie − che il patrimonio di ciascuna creatura che viene al mondo possa essere nella disponibilità arbitraria di ciascun essere umano, donna o uomo che sia.

La differenza sessuale, così come si è venuta strutturando storicamente nella cultura umana, è alla base non soltanto della rappresentazione del maschile e del femminile come distinti, ma anche della decisiva rilevanza del rapporto fra le generazioni che si succedono.

Senza differenza sessuale non è possibile alcuna distinzione fra le generazioni, né si può avere alcuna rappresentazione mentale della genitorialità e della filiazione.

In una società indifferenziata tutti diventano figli di tutti. Non sono neppure pensabili le figure archetipe dell’Edipo e dell’incesto che hanno sancito la nostra distinzione dal mondo animale.

Come hanno sostenuto insieme a Freud antropologi e studiosi delle civiltà, il divieto dell’incesto ha istituito il salto dalla biologia alla cultura e alla storia. In uno studio di molti anni fa Franco Fornari, analizzando il codice del vivente ha individuato nella fantasia onnipotente del genitore unico, sessualmente indifferenziato, l’origine di tutte le deviazioni psichiche e comportamentali.

Nella negazione di ogni differenza è implicata infatti una fantasia onnipotente che tendenzialmente si traduce in forme di pensiero deliranti.

Nella storia umana l’evento procreativo non può mai essere ridotto al livello puramente zoologico, proprio perché il pensiero della differenza sessuale diventa una componente strutturale del funzionamento mentale dello spazio psichico.

I primi riferimenti necessari per costituire un’identità personale sono infatti le rappresentazioni mentali del maschile e del femminile, del materno e del paterno.

La nascita dall’utero materno e l’allattamento al seno non sono soltanto eventi naturali ma eventi squisitamente psichici che, dopo la necessaria separazione dalla madre, introducono al mondo delle relazioni interpersonali.
Come ha scritto Castoriadis, succhiare il latte dal seno non è un mero fatto nutrizionale ma l’iniziazione al rapporto umano fondato sulla tenerezza e sull’amore.

Proprio per questo, la concezione della coppia uomo-donna, che io ritengo debba essere compresa fino in fondo, consiste non solo nell’accoppiamento dei corpi, ma anche nella comunicazione affettiva delle menti di entrambi che hanno nell’atto del concepimento una rappresentazione contestuale del ruolo di madre e di padre.
Il padre infatti introduce nella fantasia femminile anche l’idea del *LIMITE* e del Terzo, con cui coopera per dare realizzazione al proprio desiderio.

Sotto questo profilo, si può ritenere che la coppia è espressione di una vera e propria comunicazione mentale che si traduce nella reciproca rappresentazione dei due partner.

In questa configurazione antropologica, l’accoppiamento dell’uomo e della donna è oggettivamente un fatto sociale perché realizza il finalismo di ogni membro della specie all’obiettivo della riproduzione e continuità dello stesso gruppo sociale di appartenenza.

Al contrario, un rapporto omosessuale che può essere fortemente intenso e appassionato è di per sé privo di rappresentazione del futuro della coppia e completamente scisso dal rapporto con la continuazione della specie.
La differenza sessuale, come dicevamo all’inizio, è costitutiva del rapporto con l’alterità, e proprio per questo Freud riteneva, forse un po’ schematicamente, che l’immagine paterna nell’immaginario femminile introduce l’idea del *LIMITE* e il rapporto con la *REALTA’*.

Studiando il fenomeno sociale del nazismo, Chasseguet Smirgel ha sostenuto che la cultura popolare tedesca durante gli anni terribili della dittatura avesse costruito un immaginario collettivo fondato su un genitore unico arcaico e sadico che spingeva all’eliminazione dei diversi rappresentati dal popolo ebraico.

Naturalmente a questa argomentazione che ho sin qui sviluppato si può obiettare che in realtà sto proponendo un modello normativo senza alcuna validità scientifica.

Proprio occupandosi di questo tipo di problemi, Corbellini ha affermato che l’etica pubblica non ha alcun rapporto con i risultati delle scienze, specialmente delle neuroscienze, che hanno invece uno statuto epistemologico esclusivamente descrittivo e che perciò offrono soltanto i dati di cui una decisione legislativa deve tener conto.
Mi permetto di ricordare che da sempre ho contestato questa distinzione rigida fra descrittività e normatività mostrando che anche la formulazione delle ipotesi scientifiche ha fondamenti normativi già nella stessa distinzione tra ciò che è scientifico e ciò che non lo è.

Nei millenni che ci separano dai nostri antenati ogni distinzione e ogni differenza ha avuto sempre un fondamento normativo che istituisce la responsabilità degli uomini verso la forma di società in cui si organizzano.
Negare la strutturale normatività del pensiero significa disconoscere la nostra storia e la responsabilità che noi abbiamo di ciò che ereditiamo del passato e di ciò che progettiamo per il futuro.

La rilevanza del principio della differenza sessuale nell’istituzione dell’immaginario sociale e delle forme di vita in cui si traduce è il segno più rilevante della nostra libertà e della nostra responsabilità.

La normatività del principio della differenza sessuale, in quanto costitutiva dell’identità umana, non significa tuttavia alcun disconoscimento delle coppie omosessuali e del loro diritto a essere trattate giuridicamente secondo lo schema dei diritti e dei doveri che caratterizzano l’ordinamento di una famiglia eterosessuale.

Mentre dunque io ritengo di poter sostenere che non può essere consentito alle coppie gay di adottare figli o di procrearli attraverso la collaborazione con figure terze rispetto alla coppia, sono fermamente convinto che sul piano giuridico delle tutele riservate alle coppie non debba farsi alcuna distinzione nel trattamento dei diritti e dei doveri di unioni eterosessuali e unioni gay.

La libertà di vivere i propri legami amorosi in forme diverse, infatti, non appartiene alla normatività implicata nei modelli di genitorialità e di filiazione che ho descritto.

Ovviamente non sono d’accordo con l’utilizzare l’espressione “matrimonio” indiscriminatamente perché essa incarna il valore simbolico del rapporto di coppia fra un uomo e una donna.

Pietro Barcellona

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2013/1/18/J-ACCUSE-Io-non-credente-vi-dico-che-l-adozione-gay-e-contro-la-ragione-e-la-civilta-/2/355192/

L’ADOZIONE GAY E’ CONTRO LA RAGIONE E LA CIVILTA’ultima modifica: 2017-04-20T15:17:46+02:00da allan11
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