LUCCIOLE PER LANTERNE

E’ interessante leggere come leader omosessuali (capo ufficio stampa delle “famiglie Arcobaleno e il senatore Lo Giudice che lo asseconda) si barcamenino tra argomenti intellettualoidi per trovare spiegazioni atte solo a tirare l’acqua al proprio mulino de il MITO DELLOMOFOBIA.

Il lungo monologo sottostante si può riassumere nei suoi punti salienti, e cioè:

“O più precisamente, l’omofobia interiorizzata. È un abbinamento da cui non si scappa, un appuntamento fisso.
L’atto gratuito si collega strettamente a una scelta di vita affrancata da obblighi “borghesi” come l’eterosessualità tradizionale.
L’idea (sto parlando di un fantasma omofobico, ovviamente: ma è un fantasma potente) di una sessualità gratuita
Una sessualità, quella omosessuale, che si suppone immotivata, senza ragioni perché priva di effetti; vana, sterile, edonistica. Qualcosa che, quando si svela, non avrebbe nulla da dare o da dire, perché rappresenterebbe solo un atteggiamento fine a se stesso: un vezzo estetizzante, al massimo un rompicapo logico. Si tratta di stereotipi tanto diffusi e radicati che non occorre commentarli o fornire esempi.
L’omosessualità come delitto perfetto. L’omosessualità come delitto senza movente. Questo è ciò che ci dice la cultura omofobica in cui viviamo tutti.
Ed è il modo in cui alcuni gay e lesbiche rischiano di pensarsi.E il vero delitto senza movente, come quello del Collatino, non è altro che la rappresentazione scenica, l’acting out, dell’omosessualità. O meglio: dell’omofobia interiorizzata.

MA ECCO CHE QUI SALTIAMO DI PALO IN FRASCA:
Non c’è uno straccio di confutazione del perchè non sia vero quanto appena detto; e che cioè l’omosessualità non abbia alcun senso, che sia quell'”atto gratuito” e nient’altro. “Qualcosa che, quando si svela, non avrebbe nulla da dare o da dire, perché rappresenterebbe solo un atteggiamento fine a se stesso: un vezzo estetizzante, al massimo un rompicapo logico. ”
NO, è ovvio che non sia così e che chiunque lo pensi sia solo un Omofobo.

“Il delirio di Foffo e Prato ci impone di lottare ancora più apertamente contro le discriminazioni omofobiche e per la parità di diritti.
Il delitto del Collatino si è nutrito dell’odio e del disprezzo contro gay e trans, agito stavolta da gay e trans. Sembra una conclusione ovvia. ”

MA PERCHE’ ?
Questo non lo spiega e passa direttamente alla declamazione e la pretesa di più estesi Diritti per ovviare a ciò.
Una analisi che vada oltre questa elencazione di nient’altro che la verità sull’omosessualità non c’è !!
Tutto è spostato solo sull’Esterno, i Comportamenti e i Diritti, ma uno straccio di analisi psicologica neanche per scherzo.

http://www.doppiozero.com/materiali/il-caso-varani-un-delitto-perfetto

Caso Varani. Il movente c’è eccome!

Tommaso Giartosio

A bocce ferme, possiamo dircelo: c’è qualcosa che ci si poteva aspettare di leggere nella miriade di editoriali e commenti suscitati dall’omicidio di Luca Varani, e che non è stato (quasi) mai detto.

Probabilmente non occorre ripetere particolari che ormai tutti conoscono. A Roma, nel quartiere Collatino, la notte tra il 3 e il 4 marzo Varani, ventitré anni, è stato lungamente seviziato e assassinato da due uomini sui trent’anni, Marco Prato e Manuel Foffo, nell’appartamento di quest’ultimo. Le ragioni del delitto non erano chiare. La larga quantità di droga (cocaina e altro) assunta dagli omicidi poteva al massimo amplificare una distorsione più profonda.

Non c’è quotidiano che non abbia pubblicato un editoriale – o due, tre, cinque – sulla vicenda. Ma la ricerca delle cause ha preso subito una direzione ben precisa: il delitto del Collatino come sintomo di un disagio universale, storico, esistenziale. Questa chiave di lettura è stata perseguita ad oltranza, con pagine e pagine di commenti sul “problema del male”. Ancora il 20 marzo l’inserto culturale del “Corriere della sera” pubblicava tre pagine in cui “medici, scienziati, umanisti, artisti” ragionavano “sull’origine del bene e del male” in risposta a “un omicidio, brutale nella sua gratuità inspiegabile”. Il motivo principale è una dichiarazione di Foffo subito dopo l’arresto: “L’abbiamo fatto per vedere che effetto fa”.

Questa frase di Foffo è stata decisiva. Questa frase spiega il lungo articolo di Massimo Recalcati intitolato “Quel male senza causa” (La Repubblica, 8 marzo), che dice per esempio: “Il crimine [oggi] appare sempre più erratico, vacuo e dissociato dal senso… L’evaporazione di ogni Causa ha lasciato il soggetto di fronte ad un vuoto privo di senso che esige solamente di essere in qualunque modo riempito”. La stessa frase motiva il pezzo di Paolo Di Stefano (Corriere della sera, 10 marzo) che scrive: “Qui non c’è l’ombra neppure di una ragione irragionevole” e spiega: “È il futuro distonico dell’arancia meccanica realizzato nel presente… Una lucidità da eccesso di vuoto. Il fondamentalismo del nulla”. Ma gli articoli analoghi sono tantissimi, presenti un po’ dappertutto nella stampa e in rete, con puntuali riferimenti a Sade, Nietzsche, Girard, Bauman, e alla banalità del male. (Ormai, il vero orrore da cui tutti dovremmo guardarci è la banalità della banalità del male.)

Nessuno si è chiesto se la frase di Foffo fosse una menzogna, più o meno cosciente. Tutti l’hanno presa per buona. Forniva la spiegazione che tutti aspettavano e forse volevano, quella che non solleva troppi problemi, o ne solleva di tanto vasti da non poter essere affrontati: il nichilismo, il vuoto. Forse è vero che viviamo in un mondo nichilista e insensato. Ma la vastità della diagnosi rischia di oscurare la specificità di un determinato crimine.

La frase di Foffo non è nuova. Esprime con efficacia la teoria dell’atto gratuito: agire senza nessun motivo, solo per provare a farlo. Di solito la si mette alla prova proprio con un omicidio, compiuto per sfida o tanto per fare. Come fa Meursault, il protagonista dello Straniero di Camus (1942). Ma sono poi venuti decenni di riflessioni sull’orientalismo, da Edward Said a Kamel Daoud, a chiedersi se questa storia di un coloniale francese che uccide un’anonima vittima indigena sia poi davvero così priva di movente.

Potrà parere frivolo che per ragionare di un assassinio si parli di letteratura. Foffo non avrà letto Camus (Prato forse sì, se era per metà francese). Ma non è questo il punto. La letteratura serve a capire una cultura: quella in cui siamo affondati e che ci forma. Il nostro mondo, il nostro presente. Ragioniamo con pazienza, allora. La teoria dell’atto gratuito è stato uno dei fili conduttori del pensiero del Novecento. Si può tracciarne facilmente i nodi principali – che condividono, come vedremo, un elemento inatteso. A parte Camus (e trent’anni prima di lui) il classico riconosciuto dell’”atto gratuito”, il punto d’origine di questo paradosso logico – un atto fortemente deliberato, senza alcuna ragione apparente – sta in un altro romanzo: I sotterranei del Vaticano di André Gide (1914), in cui il giovane Lafcadio Wluiki getta uno sconosciuto dal vagone di un treno. Così, senza alcun motivo.

Qualche commentatore ha citato Camus e perfino Gide. Nessuno, mi sembra, si è spinto più avanti. Se invece che ai libri guardiamo ai film, non si può non citare Nodo alla gola (in origine Rope, 1948) di Alfred Hitchcock: due complici strangolano un amico e nascondono il cadavere in un baule. Il film (ispirato a un omicidio gratuito realmente accaduto, il caso Leopold e Loeb del 1924) si svolge tutto in una sola stanza ed è realizzato (grazie ad alcuni trucchi) con quella che sembra un’unica interminabile ripresa. La pellicola collega come una corda tutta l’azione, dal primo all’ultimo minuto: una narrazione così serrata da sottolineare ancora di più, per contrasto, l’assenza di qualsiasi movente concreto.

Il riferimento a un caso di cronaca si fa più vicino con A sangue freddo di Truman Capote (1966), strettamente basato sul quadruplice omicidio di Holford del 1959. Nel libro uno psichiatra spiega che Perry Smith – leader della coppia omicida – “rappresenta il tipo di assassino… descritto in una monografia dal titolo Delitto senza motivo apparente”. L’atto gratuito è tale perché i suoi fondamenti psichici sono un groviglio insondabile, che può venire evocato (dallo scrittore) ma non veramente spiegato.

L’ultima incarnazione del tema, infine, sviluppa questa ipotesi in un intero genere letterario. Non tanto il giallo o il noir (che anzi hanno bisogno di legare l’azione delittuosa a un obiettivo ben definito), quanto quella variante del thriller che prende a oggetto i serial killer: assassini difficili da catturare proprio perché i loro imprevedibili crimini non servono a soddisfare alcun bisogno tangibile. L’esempio più illustre è Il silenzio degli innocenti di Thomas Harris (1988, divenuto tre anni dopo un acclamato film di Jonathan Demme), con la caccia al pluriomicida Jame “Buffalo Bill” Gumb.

Ora, da tutti questi libri e film non è mai troppo lontana l’omosessualità. O più precisamente, l’omofobia interiorizzata. È un abbinamento da cui non si scappa, un appuntamento fisso. In André Gide il tema dell’atto gratuito si collega strettamente a una scelta di vita (penso a I nutrimenti terrestri) affrancata da obblighi “borghesi” come l’eterosessualità tradizionale. I protagonisti di Nodo alla gola di Hitchcock sono amanti; lo erano anche Leopold e Loeb. Truman Capote, gay, ha portato alla luce le tensioni omoerotiche dei suoi personaggi. E i serial killer letterari, a partire dallo stesso “Buffalo Bill” di Thomas Harris, sono spesso affetti da turbe legate all’orientamento sessuale o all’identità di genere.

Ma da dove nasce questo nesso tra atto gratuito, condizione omosessuale, e vissuto omofobico, che ha segnato tutto intero il Novecento? È chiaro: dall’idea (sto parlando di un fantasma omofobico, ovviamente: ma è un fantasma potente) di una sessualità gratuita. Una sessualità, quella omosessuale, che si suppone immotivata, senza ragioni perché priva di effetti; vana, sterile, edonistica. Qualcosa che, quando si svela, non avrebbe nulla da dare o da dire, perché rappresenterebbe solo un atteggiamento fine a se stesso: un vezzo estetizzante, al massimo un rompicapo logico. Si tratta di stereotipi tanto diffusi e radicati che non occorre commentarli o fornire esempi.
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LUCCIOLE PER LANTERNEultima modifica: 2016-04-20T14:08:37+02:00da allan11
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