L’invenzione del gender

La teoria del gender, o teoria queer (cioè “storta”, “eccentrica”) come preferiscono chiamarla alcuni suoi sostenitori, ebbe negli anni Sessanta una prima formulazione ad opera dello psichiatra John Money, neozelandese trasferitosi negli Stati Uniti, per poi essere rielaborata nel decennio successivo dalle femministe lesbiche docenti nelle università america…ne: Judith Butler, Eve Segdwick, l’italiana Teresa De Lauretis e altre.
La teoria del gender (cioè “genere”) nega l’esistenza, evidente per natura, dei due sessi maschile e femminile, che sarebbero solo frutto di convenzioni sociali, per affermare invece l’esistenza di cinque generi liberamente scelti: eterosessuale, gay, lesbica, bisessuale, transessuale. Per alcuni sostenitori di questa ideologia i generi sarebbero anche di più di cinque (quali saranno gli altri? pedofilo? necrofilo? Incestuoso?). Gli individui, per questi tristi ideologi, tutti gli individui, nascono privi di identità maschile o femminile costitutiva. Credono di averla, ma acquisiscono solo due ruoli convenzionali. Che debbono essere scardinati per consentire la libera scelta. E qui dovrebbe intervenire la scuola, anzi l’asilo d’infanzia.
Si tratta del rifiuto ideologico della natura umana nella sua caratterizzazione sessuale. E’ una negazione ideologica, che non ha niente di scientifico, anzi urta contro il buonsenso. Ma ai movimenti omosessuali o ai solerti funzionari dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (agenzia ONU), che vorrebbero imporla nelle scuole, questo non interessa. Ciò che conta, per loro, è negare la natura umana nei suoi aspetti elementari e normativi, per affermare così l’incondizionata libertà sessuale dell’individuo. La natura limita la possibilità di scelte devianti? Ebbene, la natura non c’è più. Sparisce, con un gioco di prestigio. Non esistono più maschi per natura e femmine per natura. La differenziazione, dicono i sostenitori del gender, è solo anatomica, ed è ridotta a ininfluente dettaglio. Le differenze vengono annichilite e trionfa la pretesa della creazione di se stessi a partire dal nulla. Niente deve condizionare la libertà individuale. Se qualcosa la condiziona, ne va negata l’esistenza. Così quello che non piace, e non piace perché ci limita, va fatto sparire con un gioco di prestigio. E così i due sessi non ci sono più. Ci sono tante scelte diverse, e poiché la natura non c’è più, neanche la devianza sessuale esiste più. In questo modo l’individuo, che da tempo è divenuto Dio di se stesso, potrà ritenersi un inizio assoluto, e la sua falsa libertà individuale non avere più limiti.
 
 

di Martino Mora
L’invenzione del genderultima modifica: 2015-04-15T19:39:22+02:00da allan11
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento